di Valerio Terra Abrami *
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* Direttore centrale per le Statistiche e le Indagini sulle Istituzioni Sociali dell'Istat.
© 2007 Il Sole d'Italia S.A. de C.V. , società costituita in Messico con sede a Playa del Carmen.
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Italia, 2050. Le cose sono andate come era ragionevole che avvenisse. Niente fantascienza. Niente muri. Niente
inesistenti razze perfette. Un nuovo Paese si presenta agli occhi di chi allora calcherà il suolo italiano. Nessuno di
noi, nessuno di chi ci legge e pochi dei nostri figli. Loro potranno solo raccontare, allora, quanto sanno e sono in
grado di trasmettere. Noi non ci saremo. L’Italia è un paese vecchio, poco solo più degli altri Paesi europei. Un
Continente di vecchi ricchi. Nel 2050 in Italia sarà possibile rimuovere un’ostruzione all’aorta cardiaca nei pressi
del cuore di un ottantenne in meno di un quarto d’ora - intervento ambulatoriale - e rimandarlo a casa per pranzo.
L’ottantenne italiano, con tutto il suo bagaglio di ricordi, tristezza ed esperienza, si rifugerà nella sua poltrona al
caldo, senza avere davvero coscienza che solo cento anni prima suo nonno sarebbe morto molto più giovane se
la tecnologia sanitaria non avesse compiuto tanti passi avanti. In effetti suo nonno è morto assai più giovane. Già
oggi, molti di noi cominciano ad avere questa percezione. Tra quarant’anni molto sarà cambiato. In meglio. Ma
solo per noi. Noi nel Nord del mondo.
Le differenze di reddito e benessere tra Nord e Sud del Mondo saranno enormemente aumentate. La Cina
disseminerà le sue porcherie nel mondo «sviluppato». Allora saranno meno porcherie di oggi, perché il mercato
non perdona e la stessa Cina dovrà pagare il prezzo immenso del ristabilimento dell’equilibrio tra valore globale
del prodotto e valore interno del lavoro. Nemmeno la Cina sarà più la stessa. E chissà se ci sarà ancora come
oggi la conosciamo. Forse ci sarà stata un’immensa e sanguinosa rivoluzione. Quale la Cina non ha mai
conosciuto nella sua storia millenaria. Tutto quanto è stato messo in disequilibrio tornerà in equilibrio. Europa e
Nord America saranno vassalli di nuovi poteri economici. Nel frattempo il petrolio costerà sempre di più e
inevitabilmente crescerà il ricorso all’energia nucleare. Sarà diventato finalmente chiaro, da anni, a tutti che l’
orrendo Osama Bin Laden era solo un agente, molto interessato, degli Stati Uniti. E quanti morti sono stati
immolati alla causa puzzolente del petrolio. I nostri nipoti lo leggeranno nei libri di scuola. E non riusciranno a
comprendere come noi oggi non riusciamo a comprenderlo…
L’Africa, da cui l’Umanità è nata, sarà deserto, morte e fame. Come oggi nessuno se ne interessa realmente, così
domani sarà anche peggio. Dittatura, barbarie, malattie e crimini. L’Africa non è un mercato, e tanto meno lo sarà
domani. Niente reddito, niente consumi, niente investimenti, niente espansione economica. Solo fame, guerra,
morte ed elemosina. Tutti i residui e le scorie di questo mondo ricco verrano riversate in Africa, a beneficio dei
pochi dittatori locali che arricchiranno se stessi e le proprie tribù con i proventi maledetti di questo mercimonio. Gli
Africani che si vorranno salvare non potranno più farlo. Il muro dei ricchi sarà, allora, davvero invalicabile.
Saranno salvi solo i figli di coloro che arrivano oggi in Europa. Ma non saranno più Africani. Saranno Europei,
saranno Italiani. E difenderanno, con noi, un nuovo Muro, contro i Senza Nulla. Allora l’Italia avrà - come oggi -
quasi sessanta milioni di abitanti, ma di cui un terzo anziani di 65 anni e oltre. Solo 7 milioni e mezzo di ragazzi
sotto i quindici anni. Il colore della pelle sarà diverso e non conterà più nulla. Noi non ci saremo. La nostra voce
sarà spenta. Ed è senz’altro meglio così, almeno per noi che oggi scriviamo e leggiamo. Come la giri e la volti, il
futuro dell’umanità è peggio del presente.
Il colore violento della realtà
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Il Sole d'Italia numero 55 16 - 31 dicembre 2007
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