Italia mia, benché ‘l parlar sia indarno» pronunciava il grande aretino Francesco Petrarca oltre seicento anni fa.
Parole attualissime. Oggi come allora, infatti, un Paese dalle grandi possibilità sembra travolto dall’idiozia di
singoli e dalla pervicace e scientifica opera di costruttori di distruzione collettiva. Corruttori senza scrupoli e falsi
profeti dalla finta coscienza cristallina che agiscono fra malintesi concetti di democrazia e fra atavici risentimenti di
rivalsa sociale.

«Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!»
scriveva il sommo Dante qualche anno prima di Francesco Petrarca. Oggi non molto sembra cambiato. Colpa di
questi cultori del proprio interesse personale che tradiscono il proprio mandato di eletti (il principio etico fondante
della democrazia rappresentativa, regalatoci dalla rivoluzione francese). Chi di noi Italiani ha potuto, e voluto, se n’
è andato a vivere all’estero. Altri se ne andranno. Magari al «Caribe» messicano. «Lugar magico y de la
esperancia…».

In questo scenario di precarietà, occorre portare rispetto agli stranieri che, silenziosamente, occupano i segmenti
meno qualificati della domanda di lavoro in Italia. Muratori rumeni senza tutela che cascano da improbabili
impalcature, badanti ucraine e moldave pazienti oltre ogni nostra sopportazione, operatori sanitari cingalesi e
filippini dall’infima condizione che maneggiano stracci infetti negli ospedali, venditori nigeriani o senegalesi di
calzini inutili e monili improbabili, sembrano tutti ostaggi inconsapevoli dei vari - assai ben pagati - pagliacci
parlamentari «italiani» di turno, di destra o di sinistra. Ma loro, gli «stranieri», sono qui per la loro stessa vita. Per
questo diventeranno Italiani. Il resto, come affermava Dante, è solo «bordello». Certo, è una «nave senza
nocchiero». Ma è ancora qui, su questo mare che puzza, che miracolosamente questa nave con la bandiera
verde, bianca e rossa continua a navigare. I marinai siamo noi.

Diamo i numeri, allora. Il tasso di occupazione degli stranieri, il 65% della popolazione straniera attiva, è
decisamente più alto di quello degli italiani, il 57%. La ragione è semplicissima, gli «stranieri» vengono qui per
lavorare. Poche storie, lo fanno. È gia un gran privilegio arrivare vivi. Privilegio ancora più grande essere
considerati regolari e cittadini di «serie B». Un miracolo poter lavorare essendo pagati. Ma spesso questi stranieri
sono anche sfruttati. E vittime di chi se ne approfitta. E sono tanti sia gli sfruttatori sia, ancor più, gli sfruttati. Per l’
Italia e per l’Unione Europea, un’ora di lavoro retribuita settimanale significa essere occupati. La statistica è
fredda. Ma, se si è capaci di leggerla, dice molto più di quel che gli esperti, con ipocrita eleganza, «interpretano».

Dietro i numeri ci sono vite maledettamente vere, calde e pulsanti. E dove si svolgono queste vite lo decidiamo
noi. Noi, Italiani di ieri, di oggi e di domani. Per quelli di oggi, ci sono molte comprensibili ragioni per partire e non
tornare, esasperati da un Paese che fa l’interesse di pochissimi grandi ricchi e tradisce il mandato di speranza
degli elettori. Per quelli di domani, ci sono molte comprensibili ragioni per arrivare e poter restare. Ognuno di noi,
di loro, ha un orizzonte di vita reale limitato ed è su questo, giustamente, che ci dobbiamo tutti regolare. Ma forse
vale la pena descrivere cosa potrebbe succedere all’Italia in un prossimo, non lontanissimo, futuro. Lo faremo con
poche pennellate nella prossima puntata.
Valerio dà i numeri
di Valerio Terra Abrami *
* Direttore centrale per le Statistiche e le Indagini sulle Istituzioni Sociali dell'Istat.
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Italia mia, avanti malgrado tutto
Il Sole d'Italia numero 37  
16 - 31 marzo 2007
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