Valerio dà i numeri
di Valerio Terra Abrami*
* Direttore centrale per le Statistiche e le Indagini sulle Istituzioni Sociali dell'Istat.
La nostra capacità di essere cittadini del mondo è la nostra forza. La bandiera la portiamo solo quando merita
(vedi il 9 luglio 2006… bye, bye Francia). Le legioni di Cesare hanno portato la Civiltà oltre i confini d’Europa.
Marco Polo è arrivato ben oltre l’Indo, sulle cui sponde si fermarono le armate di Alessandro il Grande. Cristoforo
Colombo ha messo al servizio del proprio sogno le finanze di Isabella di Castiglia. Francesco d’Assisi ha piegato il
potere della Chiesa di Roma, vestito solo di un saio e armato solo di umili ma potenti parole d’Amore. Nel bene e
nel male, siamo gli Italiani. Irriducibili ingenui e sognatori, mercenari o avventurieri, abbiamo dato al progresso del
genere umano un contributo probabilmente maggiore di qualsiasi altro popolo, anche quando non eravamo
ancora un Paese e l’Italia era divisa o dominata dalle varie corone d’Europa.

Dopo l’Unità ci siamo sparsi in milioni e milioni, in cerca di miglior fortuna, per il continente Vecchio e quello
Nuovo, ormai già colonizzato ed egemonizzato da Inghilterra, Spagna e Francia. Eppure coloro che sono partiti
sono rimasti sempre legati alle proprie origini, spesso anche dopo tante generazioni. Ancora oggi, con modalità
assai diverse, vediamo Italiani che partono - sempre sacramentando contro il proprio Paese ingrato per le scarse
opportunità che offre - ma che rimangono ad esso legati, anche oltremare. Cavour disse che l’Italia era fatta e
che rimanevano da fare gli Italiani. Probabilmente era vero l’opposto. Gli Italiani ci sono sempre stati. È stata l’
Italia, ancora troppo giovane, schiacciata da secoli di assenza dello Stato, a spingere via i suoi figli…

Fatto sta che oggi le cose stanno cambiando e parecchio. Si parla sempre di milioni di persone, sì … ma che
sono arrivate in Italia, non partite. Sono quasi tre milioni ormai gli stranieri regolarmente presenti nel nostro
Paese. Vengono dall’Europa orientale (oltre un milione), dall’Africa (oltre 700mila), dall’Asia (circa mezzo milione)
e perfino, ironia della sorte, dal Nuovo continente (circa 250mila dall’America latina). E parliamo solo di presenza
regolare. Tutto questo è successo in un arco di tempo veramente breve, poco più di dieci anni. Un’autentica
rivoluzione migratoria, soprattutto per noi, che per quasi cento anni abbiamo visto partire navi o treni stracolmi di
connazionali, che si lasciavano alle spalle tutto, anche l’ultimo sguardo alla costa o dalla stazione…

I sentimenti struggenti, che 100 anni fa accompagnavano e univano coloro che partivano dall’Italia e quelli che
restavano, rimangono intatti nel nostro sentire collettivo profondo. Sarà forse per questo sentimento di solidarietà
antica o perché, in fondo, ci sono pochi posti in Europa dove l’accoglienza è poi effettiva, che gli stranieri vogliono
diventare Italiani.  Giorno dopo giorno, nonostante le indubbie difficoltà, lo dimostrano. Quanto più saremo capaci
di accoglierli con intelligenza, tanto più conteremo in Europa. La legge sulla cittadinanza è nell’aria ed è
necessaria. La stragrande maggioranza dei nuovi italiani si fa in quattro per l’Italia. E aiuteranno il loro nuovo
Paese con i loro figli e con il loro lavoro. Italiani, vecchi e nuovi, dovunque e comunque. I numeri della
popolazione e del mercato del lavoro ci dicono, come vedremo, che l’Italia, anche e forse  soprattutto grazie ai
nuovi Italiani, cambierà in meglio.
© 2007 Il Sole d'Italia S.A. de C.V. , società costituita in Messico con sede a Playa del Carmen.
Gli Italiani, cittadini del mondo
Il Sole d'Italia numero 36  
1 - 16 marzo 2007
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