Tra i tanti luoghi comuni, non sempre simpatici, che circolano da sempre sull’Italia e sugli italiani (spaghetti, pizza,
mandolino, caffè espresso, gondolette, parlare con le mani, mafia, catenaccio e chi più ne ha più ne metta...) uno
dei più paradigmatici è quello sugli italiani mammoni. Pare che questo rapporto con la mamma sia uno dei fichi
prediletti che gli stranieri, in particolare nordeuropei, ma non solo, amano mettere nel bigoncio dei luoghi comuni
sugli italiani.

Queste convinzioni, come è ben noto, si fondano su mezze verità, su interpretazioni pregiudiziali o sul sentito dire,
dunque su una conoscenza parziale, superficiale o talvolta semplicemente errata della realtà. Quello degli italiani
mammoni, e delle mamme italiane chiocce di torme di bambini vocianti, è uno dei luoghi comuni che la demografia
smentisce impietosamente: quasi con brutalità. Infatti, in Italia, i “figli” sono davvero pochi.
Nel 1950, esaurito ormai l’effetto distorsivo dovuto al conflitto mondiale e al dopoguerra, il numero medio di figli
per donna in Italia era di 2,52. Stati Uniti, Canada, Francia, Danimarca, Finlandia, Svizzera e Australia
registravano livelli più alti o molto più alti. In Olanda la fecondità era addirittura oltre 3 figli per donna. E nel 1964,
quando l’Italia ha toccato il massimo indice di fecondità (2,67), tutti queste nazioni ci surclassavano ugualmente.
Per non parlare di Spagna e Portogallo, paesi normalmente associati all’Italia in quanto “sud-europei, cattolici e
latini”, che facevano segnare circa 3 figli per donna ciascuno (ma superati dalla solita Olanda che arrivava a 3,2).

Per l’Italia è iniziato poi un rapido declino. Dalla metà degli anni Settanta la fecondità italiana è scesa sotto i 2 figli
per donna. “Quota due” è chiamata dai demografi “livello di sostituzione”: in pratica una coppia autoriproduce il
proprio numero garantendo teoricamente il mantenimento della numerosità di una popolazione, al netto degli
effetti dei movimenti migratori. Infatti, dal 1976 la fecondità italiana è letteralmente precipitata in caduta libera fino
al 1995, anno in cui abbiamo toccato il minimo storico nazionale di 1,19 figli per donna. Forse solo ai tempi delle
grandi pestilenze è stato così, ma allora l’Italia non c’era...

Col passare degli anni, la parsimonia riproduttiva degli italiani si è dimostrata decisamente tenace. Almeno fino al
2005, quando il numero medio di figli per donna è gradualmente risalito fino a 1,33. Troppo poco. Un autentico
disastro demografico. L’invecchiamento della popolazione, vera piaga dei paesi occidentali e dei loro sistemi
pensionistici, è indotto in parte da un forte aumento della sopravvivenza (crescita della quota di anziani) e in parte
dall’erosione della quota di giovani, causata dalla bassa fecondità. L’Italia è l’esempio paradigmatico della
coesistenza di questi due fenomeni, per di più entrambi di fortissima intensità. Una sopravvivenza tra le più alte
del mondo (meno male, si vive più a lungo…) insieme a una fecondità da trent’anni sotto il livello di sostituzione e
a livelli tra i più bassi del mondo. Risultato: nessun paese al mondo è “vecchio” come l’Italia e ha i nostri “ritmi”  
prospettivi d’invecchiamento. Sì, siamo i più vecchi del mondo. E allora, Italia “mammona”: dove sono tutti questi
bambini? E soprattutto, chi sono? Lo scopriremo nel prossimo articolo.
© 2007 Il Sole d'Italia S.A. de C.V. , società costituita in Messico con sede a Playa del Carmen.
Valerio dà i numeri
di Valerio Terra Abrami *
* Direttore centrale per le Statistiche e le Indagini sulle Istituzioni Sociali dell'Istat.
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In cerca degli Italiani mammoni
Il Sole d'Italia numero 34  
1 - 15 febbraio 2007