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| Il sindaco fra noi |
| di Roman Quián * |

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| Con il Natale, celebriamo la speranza di una vita nuova. Il Messico, e Playa del Carmen, non fanno eccezione e il Natale arriva come momento di riconciliazione e di riflessione. Una tradizione che fortifica i legami familiari e di amicizia. Le feste prendono il via il 16 dicembre, con l’inizio delle «posadas» che danno il benvenuto alla Vigilia e al Natale. Una tradizione questa di origine cattolica. Quando il re Erode infatti, decise di uccidere tutti i bambini per evitare la nascita del Messia, Maria e San Giuseppe iniziarono un pellegrinaggio chiedendo ospitalità per la nascita del loro figlio Gesù. Per questa ragione le posadas si celebrano sette giorni prima del Natale e nelle case si montano i presepi per ricordare la nascita di Gesù. La posada viene celebrata da due gruppi di persone: uno all’interno dell’abitazione e l’altro fuori, a simboleggiare i pellegrini che, al canto di una litanìa, chiedevano ospitalità. Il gruppo all’esterno porta con sé un’ immagine di Giuseppe e Maria e una candela accesa. Al termine del canto, i pellegrini vengono accolti nella casa dove inizia la festa e si rompe la «piñata». La piñata è una pentola di terracotta, rivestita di carta multicolore e brillantini, con 7 coni che rappresentano i 7 peccati capitali: è il simbolo del male che l’uomo deve sconfiggere con i suoi valori e princìpi. Rompere la piñata, con gli occhi bendati, significa quindi permettere al bene di uscire. Un «bene», e un’’abbondanza, rappresentato dalla frutta e dai dolci nascosti all’interno della pentola. La cena di Natale si celebra il 24 dicembre a mezzanotte, dopo aver assistito alla messa del «gallo» e alla nascita di Gesù. In tavola non può mancare il tacchino, i «romeritos» (verdure in salsa “mole” con “nopal” e patate accompagnate da empanadas di gamberi secchi) e differenti tipi di «guisos» (carne o verdura) e bibite, in particolare, il «ponche», una bevanda calda a base di frutta secca e tequila. Nelle case poi, l’immancabile albero di natale, il presepe e i regali, che vengono consegnati alla fine della cena. Il 31 dicembre la festa è più informale, con amici e famiglia, e si celebra in ogni posto dove si possa accogliere il nuovo anno in allegria. E’ tradizione indossare qualcosa di rosso per attrarre fortuna e benessere. Ed infine l’arrivo dei Re Magi Melchiorre, Gaspare e Baldassarre, che portarono i regali a Gesù in groppa a un cammello, un cavallo e un elefante. Per questo, i bambini ogni 5 gennaio, aspettano i re magi e i loro doni, non prima però di aver lasciato sotto l’albero una letterina. Il 6 gennaio, si chiudono le feste con la tipica Rosca de Reyes, un dolce rotondo, dal sapore particolare, che si unisce all’allegria dei regali e che coinvolge tutti, i bambini in particolare. Nonostante diverse tradizioni, tutti i Paesi del mondo hanno una cosa in comune: la percezione del Natale come simbolo di pace e amore e la percezione del nuovo anno come un nuovo inizio, pieno di aspettative personali e per un mondo più giusto dove tutti possano godere delle feste in maniera degna e con maggiori prospettive per il futuro. Non rubiamo ai bimbi l’illusione dei Re Magi e auguriamoci che il prossimo anno sia pieno di bene per tutti. In particolare per Solidaridad che, come governante, mi sono impegnato a far crescere. Vi auguro un felice Natale e prospero Anno Nuovo. Un augurio da Playa del Carmen, dove vi aspettiamo per apprezzare le nostre bellezze naturali, le nostre spiagge e le nostre tradizioni. |