Noi Italiani siamo molto legati al Messico: lo dimostrano le migliaia di turisti che ogni anno vengono in vacanza e i numerosi
connazionali che risiedono nella Riviera Maya. Fra i tanti legami che ci uniscono a questo splendido Paese, come ad
esempio le bellezze archeologiche e paesaggistiche, ce n’è uno meno noto, ma altrettanto importante: la vite. Il panorama
vitivinicolo messicano infatti è in forte fermento: cominciano a prodursi ottimi vini, benché ancora troppo pochi e per questo
molto cari. Ma il dato interessante è che sempre più enologi messicani si ispirano alle tecniche di produzione europee e in
special modo italiane. Così come italiane sono le uve che oggi vengono utilizzate in questo emisfero. Un riconoscimento del
grande successo dei nostri vini e dei nostri produttori.
Come dicevamo, il Messico inizia a produrre grandi vini, specialmente nella penisola della Bassa California, in particolare
nella Valle de Guadalupe, vicino alla città di Ensenada. Sono sempre in aumento, anno dopo anno, case vinicole che si
evidenziano per qualità e particolarità: tra queste possiamo citare le aziende Bibayoff, Casa de Piedra, L.A. Cetto,
Domecq, Shimul, Viñas Pijoan, Monte Xanic, Viñedos de Santana, Vinos y Terruños, Bodega de Santo Tomás e Paralelo.
Ma ciò che rende interessanti i vini di queste aziende è l’utilizzo di uve autoctone italiane, come Nebbiolo, Barbera e
Montepulciano, oltreché l’importazione di barbatelle di Primitivo di Manduria qui chiamate comunemente Zinfandel. Nel
2003, l’azienda Viña de Liceaga ha perfino importato sofisticate apparecchiature acquistate in Italia per produrre dalle
vinacce delle sue uve la grappa, chiamandola «Aqua de Vid» (solo noi Italiani, per legge, possiamo dare il nome «grappa»
al distillato ottenuto dalle vinacce di uva).
Nella Valle de Guadalupe, questa vocazione per la vite iniziò negli Anni ‘30, quando il generale Abelardo Rodriguez,
governatore della Bassa California, comprò la Bodega de Santo Tomás nel 1931, e contrattò il primo enologo
professionista, Esteban Ferro, originario del Piemonte. Nello stesso periodo arrivò in Bassa California Angelo Cetto, che
comprò terra nella Valle de Guadalupe per piantare vigneti, e fondò una piccola distilleria a Tijuana. Fu così che Ferro e
Cetto cominciarono a impiantare e a importare le varietà di uva Barbera e Nebbiolo, in quei tempi le più in voga e importanti
in Italia. A capo di questa rivoluzione enologica troviamo, negli ultimi anni, Hugo D’Acosta, enologo di fama mondiale,
formatosi proprio nell’azienda Santo Tomás dove è stato per oltre 12 anni, sino a quando non ha fondato, nel 1977, la sua
prima azienda, Casa de Piedra.
Oggi, oltre ad essere proprietario di Casa de Piedra, Hugo D’Acosta è presente come socio/enologo, o in veste di solo
enologo, nelle aziende Paralelo, Viña de Liceaga, Adobe de Guadalupe e Viña Pijoán. D’Acosta è anche fondatore di una
scuola di Enologia nel paese di Porvenir, nel centro della Valle de Guadalupe.
Se vi capita di trovare questi vini - Vino de Piedra (Casa de Piedra), Angelo Cetto (L.A. Cetto), Mare e Leonora (Viña
Pijoan), Barbera (Santo Tomás), Albarolo (Shimul), Icaro (Viños y Terruños) - provateli, verrete piacevolmente conquistati
e rimarrete a bocca aperta, anzi chiusa. Salute.
di Lucio Ingenito * * Sommelier
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