La difesa del proprio territorio è uno degli istinti più forti, anche nelle relazioni. Ci relazioniamo con le persone
secondo una legge inconscia che determina lo spazio che teniamo con gli altri. «…Voglio il mio spazio... non
invadere i miei spazi... stammi alla larga o al contrario... vieni, avvicinati, c’è posto» sono alcune espressioni, ma è
soprattutto il linguaggio del corpo che rivela il tipo di rapporto. Quando ci si siede vicino a qualcuno sino ad
entrare in contatto con il suo corpo la vicinanza non è solo fisica ma anche emotiva, esprime un’intesa sul piano
della relazione. Istintivamente non lasciamo infatti avvicinare chi non ci piace o di cui non ci fidiamo. Scatta
immediatamente una reazione di difesa se qualcuno si prende più spazio di quanto vogliamo concedergli.
Osservare nei luoghi sociali, al ristorante, nei cafè le dinamiche di spazio tra le persone ci fa comprendere il tipo
di relazione che c’è tra loro. Quando due persone che prima si sedevano molto vicine prendono le distanze con
molta probabilità anche sul piano della relazione non c’è più la stessa intesa. La prossemica studia i meccanismi
che regolano i rapporti tra lo spazio e le relazioni. Questi quattro tipi sono indicativi di come ogni relazione ha il
suo spazio.
La zona intima. In questo raggio di circa 50 centimetri siamo disponibili a concedere l’accesso solo alle persone
che sentiamo molto intime. A questa distanza il contatto fisico è quasi inevitabile, le emozioni affiorano sulla pelle.
Si sente il calore, l’odore e il respiro dell’altro. Anche un tono di voce o parole arroganti sono invasive del proprio
spazio intimo. Di fronte alla prevaricazione della propria zona intima la risposta è la fuga o il combattimento. Chi si
sente invaso nel proprio spazio intimo e non ha né la possibilità di fuggire rapidamente né di lanciarsi un una lotta
verbale o fisica subirà un forte stress che se non trova il modo di essere scaricato potrà causare delle
somatizzazioni.
La zona personale. È lo spazio dei rapporti affettivi. È un territorio che varia dai 50 centimetri ad 1 metro e 20
cm circa . Si concede l’accesso alle persone con le quali si va d’accordo, c’è complicità, un buon affiatamento o
una cordiale conoscenza. È la distanza da cena confidenziale ma dove viene rispettato il proprio spazio intimo.
Siamo più disponibili ad ascoltare con serenità e dialogare e lasciarci andare a confidenze con chi sa cogliere e
rispettare il nostro spazio.
La zona sociale. È lo spazio dove le relazioni si sviluppano su un piano emozionalmente neutro. Varia da 1
metro e 20 cm a 2 metri e 40 cmi. È la distanza dei rapporti formali, non c’è contatto fisico. Il campo visivo è sull’
intera figura. Quando qualcuno dalla zona sociale si avvicina sino alla zona personale senza il proprio consenso
rischia un rifiuto, indipendentemente da ciò che dice. È controproducente spostare la relazione un piano
personale pensando di ottenerne vantaggi se chi ci sta di fronte manifesta la chiara intenzione di voler mantenere
le distanze.
La zona pubblica. Quando la persona è a distanza di qualche metro. È lo spazio tra l’oratore e il pubblico. Tipo l’
insegnante durante la lezione, un cantante, un artista o un relatore su un palco. Il linguaggio del corpo,
espressioni del viso, postura, modo di muoversi e camminare, gestualità e abbigliamento hanno un ruolo
determinante. È dall’insieme di questi elementi che abbiamo la percezione della persona e decidiamo quanta
attenzione, ascolto e rispetto concedergli. È una distanza che mette in particolare evidenza chi ha carisma.
© 2007 Il Sole d'Italia S.A. de C.V. , società costituita in Messico con sede a Playa del Carmen.
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Vicini o lontani, ogni relazione ha il suo spazio
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Il Sole d'Italia numero 29 16 - 30 novembre 2006
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(foto Mirko Dal Cin)
**Scrittrice, giornalista, specialista in comunicazione corpomente
(foto Mirko Dal Cin)