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| Il Punto |
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| appuntamento 4.400 delegati, 15.000 giornalisti tra americani, europei, cinesi, neozelandesi, le più importanti testate e tv, incluse Al Jazeera e tv cinesi e indiane. Oltre 26mila volontari, 3.300 miglia di fibra ottica per connettere le migliaia di computer, postazioni tv e per i blogger. Nessuna Convention ha avuto la spettacolarità di quella di Denver del candidato democratico alla Presidenza degli Stati Uniti Obama e del suo vice Joe Biden. L’ evento ha visto alternarsi sul palco politici, testimonial, mogli, fratelli e figli. La Convention del partito democratico resterà nella storia, comunque vadano le ele-zioni di novembre. E’ stata la prima così incredibilmente avanzata, la prima ad aver nominato un nero nella corsa alla Casa Bianca. La prima in cui una donna, Hillary Clinton, è stata tanto forte da dividere visibilmente, il partito. La prima in cui la presenza femminile è stata numerosa e influente al punto da monopolizzare due delle quattro giornate della convention. Michelle Obama e Hillary Clinton hanno ricevuto un trattamento da star, il loro intervento è stato nel momento clou, alle otto di sera, quando nelle case americane si cena, proprio davanti alla tv. La musica ha emozionato e giocato un ruolo fondamentale: da We are family dei Sister Sledge a Don’t stop thinking about tomorrow dei Fleetwood Mac che aveva accompagnato l’insediamento di Bill Clinton alla Casa Bianca. Sul palco si è avvicendata quella che potrebbe diventare la first family del futuro: una storia da sogno americano. Obama è figlio di uno studente nero keniota e di una ragazza bianca e povera del Kansas. Alla Convention, davanti alla platea, Michelle Obama nel suo intervento ha parlato della madre che l’ha aiutata ad andare a studiare ad Harvard, del padre operaio, della famiglia che ha costruito con il marito. Soprattutto ha parlato delle tante famiglie americane che, negli ultimi anni, hanno avuto motivo per sentirsi insicure e infelici. Da quelle che la sera a cena guardano il posto vuoto di chi è morto o ancora combatte in Iraq alle tante e diverse middle class in America, unite dalla consapevolezza di essere a un passo dalla povertà. Per la convention di Denver Michelle ha scelto, per sé e le sue figlie, abiti di Maria Pinto. La stilista italo- americana l’ha vestita per vincere. E gli abiti hanno contribuito alla sua imma-gine al punto che la stampa l’ha definita una delle donne più eleganti d’America. Sembrano solo dettagli ma proprio i dettagli raccontano la personalità e le insicurezze di chi li indossa. La Obama ha scelto abiti dai colori monocromatici, il tubino viola, indossato dall’aspirante first lady il giorno dell’apertura della convention di Denver, l’abito longuette azzurro con scollatura a V e maniche a tre quarti, scelto per rassicurare gli elettori, ispirare calma e fiducia e stemperare quella sua bellezza un filo aggressiva. La Clinton, che ha perseguito i suoi obiettivi con coerenza per tutta la vita, lo rivela anche nelle sue scelte nell’ abbigliamento: la sua divisa preferita è il tailleur pantalone e camicia in tinta. Arancio quella scelta per Denver, impossibile non notarla sullo sfondo blu della convention. Due diverse generazioni a confronto Hillary e Michelle. Della prima non si ricordano lacrime, nemmeno nei momenti più difficili che hanno fatto il giro del mondo, Michelle non ha timore di esprimere le proprie emozioni. Il mantra che ha accompagnato le donne in carriera come Hillary era: mai svelare una debolezza. Avrà aiutato Hillary nell’ascesa al potere ma non le è bastato per vincere. Alla Convention, davanti all’accoglienza di una plaudente platea in piedi, la senatrice di NewYork, Hyllary Rodham Clinton ha recitato le parole del suo discorso con il sorriso fisso che si vede nelle fotografie: «My yellow delegates, my friends, voi che mi avete fatto sorridere e anche piangere...». Ma nessuna emozione è trapelata. Nell’America 2008, un Paese ferito dal caso Enron, dalla bolla immobiliare, dal cinismo venduto come atteggiamento «cool», che Obama vinca oppure no resterà nella memoria la forza delle parole dell’intervento di Michelle alla Convention: «Barak mi ha insegnato che questo Paese vince tutte le volte che ascolta le proprie speranze e non le proprie paure». |
| La convention più grande |
| 1 - 15 ottobre 2008 |