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Il Punto
di Antonella Lucato* www.antonellalucato.it
(foto Mirko Dal Cin)
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appuntamento 4.400 delegati, 15.000 giornalisti tra americani, europei, cinesi, neozelandesi, le più importanti
testate e tv, incluse Al Jazeera e tv cinesi e indiane. Oltre  26mila volontari,  3.300 miglia di fibra ottica per
connettere le migliaia di computer, postazioni tv  e  per i  blogger.  Nessuna Convention ha avuto  la spettacolarità
di quella di Denver del candidato democratico alla Presidenza degli Stati Uniti Obama e del suo vice Joe Biden.  L’
evento  ha visto alternarsi sul palco politici, testimonial, mogli, fratelli e figli.

La Convention del partito democratico resterà nella storia, comunque vadano le ele-zioni di novembre.  E’ stata la
prima così incredibilmente avanzata, la prima ad aver nominato un nero nella corsa alla Casa Bianca. La prima in
cui una donna, Hillary Clinton, è stata tanto forte da dividere visibilmente, il partito. La prima in cui la presenza
femminile è stata numerosa e influente al punto da monopolizzare due delle quattro giornate della convention.
Michelle Obama e Hillary Clinton hanno ricevuto un trattamento da star, il loro intervento è stato nel momento
clou, alle otto di sera, quando nelle case americane si cena, proprio davanti alla tv.

La musica ha emozionato e giocato un ruolo fondamentale: da We are family dei Sister Sledge  a Don’t stop
thinking about tomorrow dei Fleetwood Mac che aveva accompagnato l’insediamento di Bill Clinton alla Casa
Bianca.  Sul palco si  è avvicendata quella che potrebbe diventare la first family del futuro: una storia da sogno
americano. Obama  è figlio di uno studente nero keniota e di una ragazza  bianca e povera del Kansas. Alla
Convention, davanti alla platea, Michelle Obama nel suo intervento ha parlato  della madre che l’ha aiutata ad
andare a studiare ad Harvard, del padre operaio, della famiglia che ha costruito con il marito. Soprattutto ha
parlato delle tante famiglie americane che, negli ultimi anni, hanno avuto motivo per sentirsi insicure e infelici. Da
quelle che la sera a cena guardano il posto vuoto di chi è morto o ancora combatte in Iraq alle tante e diverse
middle class in America, unite dalla consapevolezza di essere a un passo dalla povertà.

Per la convention di Denver  Michelle ha scelto, per sé e le sue figlie, abiti di Maria Pinto. La stilista italo-
americana l’ha vestita per vincere. E gli abiti hanno contribuito alla sua imma-gine al punto che la stampa l’ha
definita una delle donne più eleganti d’America. Sembrano solo dettagli ma proprio i dettagli raccontano la
personalità e le insicurezze di chi li indossa. La Obama ha scelto abiti dai colori monocromatici, il tubino viola,
indossato dall’aspirante first lady il giorno dell’apertura della convention di Denver, l’abito longuette azzurro con
scollatura a V e maniche a tre quarti, scelto per rassicurare gli elettori, ispirare calma e fiducia e stemperare
quella sua bellezza un filo aggressiva.

La Clinton, che ha perseguito i suoi obiettivi con coerenza per tutta la vita, lo rivela anche nelle sue scelte nell’
abbigliamento: la sua divisa preferita è il tailleur pantalone e camicia in tinta. Arancio quella scelta per Denver,
impossibile non notarla sullo sfondo blu della convention.

Due diverse generazioni a confronto Hillary e Michelle. Della prima non si ricordano lacrime, nemmeno nei
momenti più difficili che hanno fatto il giro del mondo,  Michelle non ha timore di esprimere le proprie emozioni. Il
mantra che ha accompagnato le donne in carriera come Hillary era: mai svelare una debolezza. Avrà aiutato
Hillary nell’ascesa al potere ma non le è bastato per vincere. Alla Convention, davanti all’accoglienza  di una
plaudente platea in piedi, la senatrice di NewYork, Hyllary Rodham Clinton  ha recitato le parole del suo discorso
con il sorriso fisso che si vede nelle fotografie: «My yellow delegates, my friends, voi che mi avete fatto sorridere
e anche piangere...».  Ma nessuna emozione è trapelata.

Nell’America 2008, un Paese ferito dal caso Enron, dalla bolla immobiliare, dal cinismo venduto come
atteggiamento «cool»,  che Obama  vinca oppure no resterà nella memoria la forza delle parole dell’intervento di  
Michelle alla Convention: «Barak mi ha insegnato che questo Paese vince tutte le volte che ascolta le proprie
speranze e non le proprie paure».
La convention più grande
1 - 15 ottobre 2008