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Il Punto
di Antonella Lucato* www.antonellalucato.it
(foto Mirko Dal Cin)
**Scrittrice, giornalista, specialista  in comunicazione corpomente
email alucato@tiscali.it
Sapere da dove veniamo, conoscere le proprie  radici e l’albero genealogico è utile per costruire un’identità
solida. Secondo la psicogenealogia chi ci ha preceduto - genitori ma anche zii, nonni e bisnonni: il campo di
osservazione considera almeno tre generazioni - influenzano grandemente la nostra  vita, nel bene e nel male.  
La nostra storia è inconsciamente legata a  quella dei nostri antenati più di quanto crediamo.

Al di là di  nomi e cognomi, qualche data o episodio raccontato, spesso si sa  poco o nulla dei nostri antenati:
delle loro emozioni, degli amori, dei dolori, dei segreti o di come sono morti.  Magari non si ha avuto l’opportunità
di conoscerli, non si frequentavano, vivevano lontani o se ne sono andati prima che noi venissimo al mondo.
La genealogia tradizionale prende in considerazione informazioni oggettive: nomi, cognomi, date di nascita, di
morte e degli eventi principali, la psicogenealogia va oltre ed utilizza le informazioni per comprendere i caratteri, i
comportamenti, le personalità, per far emergere i fatti del passato che influenzano o sono stati decisivi o per la
nostra stessa esistenza. Lo scopo è scoprire se ciò che ci è stato tramandato di generazione in generazione,
seppur a livello inconscio, ci imprigiona in vecchi schemi del passato, portando sofferenze o disagi che
impediscono di vivere felicemente la nostra vita. Non si tratta  di guardare al  passato per riviverlo o fissarlo nella
memoria. Al contrario, conoscere il condizionamento del passato serve a trasformarlo per vivere in pienezza  il
presente.

Fuga, attacco, paura o senso d’impotenza ad agire sono reazioni che mettiamo in atto nel vivere quotidiano.  Non
dipendono solo da noi ma anche dal modello comportamentale che abbiamo ereditato. Ognuno è un essere unico
ed irripetibile con un personale modo di percepire la realtà. Una situazione può essere oggettivamente la stessa
ma il modo di sentirla e viverla cambia da persona a persona. Un po’ come quando si va nello stesso posto in
gruppo, il luogo è lo stesso ma il modo di percepire l’esperienza è così diversa per ciascuno che sembra di essere
stati in posti diversi.

Lo studio del nostro albero genealogico può riservarci molte sorprese: emozioni irrisolte dei nostri avi  possono
rivivere in noi anche se non li abbiamo conosciuti, sono lontani o già morti. Scoprire ciò che si nasconde nella
storia inconscia della famiglia è una caccia al tesoro: la fatica di trovare l’origine di certe disfunzioni o di  certi
comportamenti viene premiata con un rinnovato benessere per la propria vita.

Gli schemi che abbiamo ereditato possono fare da ostacolo alla soddisfazione di biso-gni che sono per noi vitali
per stare bene. Solo se «ri-conosciamo» i nostri veri bisogni possiamo trovare un modo per soddisfarli. Spesso
non si sa di chi o cosa si ha davvero bisogno, si spendono un sacco di energie in situazioni che poi si rivelano
causa d’illusioni e delusioni e dentro rimane un senso di vuoto. Come quando si continua a mangiare senza
sentirsi soddisfatti poiché non si sa di cosa si ha veramente fame. E «quel cibo» rappresenta il sostituto di un
bisogno che non si «riconosce».

Oltre ai bisogni primari che ci accomunano come mangiare, bere e dormire, esistono bisogni che fanno parte
della storia personale, sono collegati al proprio albero genealogico e quindi  alle proprie radici. Riuscire ad
individuare quali sono questi bisogni personali è il primo passo per soddisfarli.
Senza radici non si vola
Il Sole d'Italia numero 71  
16 - 31 agosto 2008