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Il Punto
di Antonella Lucato* www.antonellalucato.it
(foto Mirko Dal Cin)
**Scrittrice, giornalista, specialista  in comunicazione corpomente
email alucato@tiscali.it
Nuovo record  per la benzina verde. In Italia ha superato 1,545  euro al litro, vale a dire circa tre mila delle
vecchie lire. «Non si cerca più petrolio, il mondo ha paura»  titola il Corriere. Il caro-benzina riguarda tutta
l’Europa, non solo l’Italia e, a cascata, gli altri Paesi. «Il rischio è che il pianeta resti presto a secco di petrolio». A
dirlo non è uno sceicco arabo pronto a  speculare su un facile allarmismo, ma lo sostiene, dati alla mano, Faith
Birol, il capo della International Energy Agency (Iea),  il più autorevole osservatorio in materia energetica
mondiale. E  aggiunge: «Non sappiamo quando, ma il petrolio finirà: meglio che lo abbandoniamo noi prima che
sia lui, il petrolio, ad abbandonarci».
Già nel 2015, la capacità di produzione pare sarà insufficiente a soddisfare l’aumento di domanda con una
drammatica ricaduta sui prezzi.  E all’orizzonte si profila lo spettro di una recessione economica  globale. Le ultime
consistenti impennate dei prezzi del petrolio hanno portato ad un incremento del 40% dall’inizio dell’anno.
«Sul petrolio si specula molto e s’investe poco» dice Alberto Clò, docente di Economia Industriale, presidente del
Centro studi Rie ed ex Ministro dell’Industria e del Commercio Estero. E’ convinto che la scarsità di oro nero non
sia da sottovalutare. Nel suo libro Il rebus energetico dice: «Sotto terra il petrolio c’è, ma  la questione energetica
va affrontata con sano pragmatismo». La scarsità degli investimenti negli ultimi anni e il prevalere delle logiche
finanziarie su quelle industriali, ha determinato una progressiva saturazione della capacità estrattiva. Da qui le
continue tensioni sui prezzi. Secondo Clò, vanno spazzati via luoghi comuni e falsi miti.  Ad esempio che le risorse
rinnovabili siano la panacea universale. Sostituire il petrolio non sarà né facile, né conveniente, né immediato.
Questa è la dura realtà che dobbiamo guardare in faccia. Oggi si consumano ogni secondo 450 mila litri di
petrolio che saliranno a 600 mila tra 25 anni. La tesi del «petrolio caro, quindi petrolio raro» si fa sempre più
strada. Il vero guaio è che il petrolio sarà sempre più costoso da estrarre e sempre più conteso sui mercati
internazionali.
Calcolare l’effettiva dimensione dell’offerta di petrolio è una missione quasi impossibile soprattutto per la reticenza
dei Paesi produttori a dare informazioni. Venezuela, Iran e Cina hanno rifiutato di collaborare e l’Arabia Saudita
custodisce come un segreto di stato le informazioni sui suoi giacimenti. La Iea ha più volte puntato il dito contro i
Paesi dell’Opec poiché con gli attuali prezzi stellari del petrolio i loro governi  si limitano a incassare profitti record.
Serve più cooperazione internazionale e una lungimirante politica dell’energia. I giusti  rimedi, volendo, esistono.
Basta saperli vedere e soprattutto metterli in pratica.
Andrea Illy, imprenditore noto nel mondo per il caffè che ha il polso di circa 140 diversi Paesi nel mondo, in un’
intervista sul Corriere della Sera dichiara: «La principale preoccupazione in prospettiva è il petrolio. Ha raggiunto
un picco in cui la crescita della produzione non sta più al passo della crescita della domanda. La situazione non si
stabilizzerà finché non avremo sviluppato nuove tecnologie con il nucleare, il solare e l’idrogeno. Ma serviranno
anni».
Per soddisfare la domanda mondiale  si dovrà ricorrere a carburanti «non conven-zionali» come l’etanolo.
Ricavato dalla canna da zucchero, è il carburante ideale del futuro. Ne è convinto il Presidente del Brasile Luiz
Inacio Lula da Silva, artefice del miracolo economico del Brasile. La moneta del Paese appena quindici anni fa
era solo carta a sei zeri, da poco il Brasile ha raddrizzato l’economia e ridato vigore alla moneta nazionale anche
grazie agli immensi giacimenti di petrolio che sono stati trovati al largo delle sue spiagge.
Sulle nuove fonti energetiche Clò ritiene che «dobbiamo tener conto che  riescono a malapena a soddisfare il
consumo energetico mondiale di due giorni all’anno. Si prevede che nel 2030 possano arrivare a 6 giorni.  
Moltiplichiamo questo dato per 5 volte: arriviamo a un mese di consumo. Bisognerebbe preoccuparsi degli altri
335 giorni. E’ giusto costruire sin da oggi il “dopo petrolio”. Il problema è di arrivarci vivi».
Oro nero
Il Sole d'Italia numero 68  
1 - 15 luglio 2008