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© 2008 Il Sole d'Italia S.A. de C.V. , società costituita in Messico con sede a Playa del Carmen.
Nelle redazioni è nata una nuova figura professionale, il «pubbligiornalista, ovvero un organismo geneticamente
modificato ottenuto dall’incrocio tra il giornalista ed il copywriter». Questa la denuncia lanciata da Giuseppe
Altamore, vice-caporedattore di Famiglia Cristiana, al congresso «Scienza e Società» organizzato nella capitale
dalla Fondazione Diritti Genetici, riprendendo quanto già scritto nel suo libro I padroni delle notizie. Il motivo è che
«l’informazione giornalistica è sempre più assoggettata agli interessi degli inserzionisti, per cui i lettori sono stati
trasformati in consumatori e la stampa in spazi di pubblicità occulta. E chi dovrebbe controllare non ha i mezzi per
farlo o non lo fa». Non solo gli inserzionisti acquistano pagine di pubblicità tabellare, ma stipulano accordi con la
concessionaria di pubblicità, per cui «a fronte di tali pagine, si assicurano un articolo o un’intervista, che si
trasforma in un consiglio per gli acquisti».

«Un tipico esempio»  ha spiegato il giornalista «di come gli inserzionisti sconvolgono il contenuto dell’
informazione, è il caso delle acque minerali». L’Italia è infatti divenuto il paese che ne consuma di più al mondo,
con oltre 190 litri pro-capite annui, una spesa di 350 euro per famiglia ed una produzione di oltre 150 tonnellate
di plastica, «nonostante la discreta qualità dell’acqua potabile». I produttori esercitano una forte pressione
pubblicitaria, investono oltre 350 milioni di euro l’anno sui media e diffondono sulla stampa messaggi favorevoli al
consumo di acqua in bottiglia, mentre si tacciono i difetti e gli scandali del lucroso settore. Esistono casi ben più
gravi, ha tenuto a precisare Altamore, che riguardano il settore della salute, come l’esempio clamoroso della
«pandemia del secolo che non c’è stata», ovvero quella dell’influenza aviaria. Una fobia collettiva causata da un
comunicato stampa emesso durante un convegno del settembre 2005 a Malta, organizzato da una casa
farmaceutica produttrice di farmaci antivirali, ed in cui si ventilava «l’ipotesi apocalittica di milioni di morti solo in
Italia» e si spingeva all’acquisto di farmaci e vaccino.

La stampa non solo riprese quanto dichiarato dall’azienda farmaceutica, ma per settimane non fece altro che
parlare dell’argomento con toni allarmanti, in un «coro univoco», spingendo il governo a spendere milioni di euro
per comprare farmaci antivirali, con una clamorosa marcia indietro, ha sottolineato Altamore, a seguito della
pressione di un altro grosso settore produttivo, quello avicolo, a causa del crollo dei consumi. A mettere ordine
nel settore, ha spiegato il vice-caporedattore di Famiglia Cristiana, dovrebbero provvedere l’Authority Antitrust, l’
Ordine dei giornalisti ed il Giurì dell’Autodisciplina Pubblicitaria, che finora non sono riusciti a farlo, basti pensare
che quest’ultimo, in 40 anni, ha esaminato solo 40 casi. L’aggravarsi della situazione è causata dal dominio del
mercato pubblicitario da parte del duopolio Rai-Finivest, che coprono oltre il 60% dei ricavi pubblicitari, per cui
tutte le altre testate, soprattutto la stampa, devono dividersi il resto. «Il problema», ha evidenziato Altamore «è la
fragilità economica delle aziende editoriali. Molti organi di stampa sono in crisi e per resistere cedono alle
pressioni degli inserzionisti che si fanno pubblicità anche con articoli d’informazione».

La soluzione, secondo Altamore, sta nell’approvazione della riforma Gentiloni, in modo da mettere ordine nel
mercato pubblicitario, con una distribuzione della torta più equa, ma anche nel «fare appello al senso etico dei
giornalisti, che dovrebbero essere i veri padroni delle notizie».
Giornalisti padroni della notizia?
Il Sole d'Italia numero 56  
1 - 15 gennaio 2008
Il Punto
di Antonella Lucato* www.antonellalucato.it
(foto Mirko Dal Cin)
**Scrittrice, giornalista, specialista  in comunicazione corpomente
email alucato@tiscali.it