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* Professore di Direzione Aziendale nei corsi di Master dell’Itam.

In tutte le ere di questo mondo si sono sempre originate, anche in angoli remoti, notizie di guerre, crimini, attacchi,
disastri e vendette. Senza voler diminuire l’importanza e la portata delle notizie dei tempi andati, dobbiamo
riconoscere che oggi - di notizie - ne abbiamo un’abbondanza quotidiana che sconfina nell’indecente e nell’
inimmaginabile. Gli eventi descritti dalle notizie dei tempi passati erano spesso conseguenza dell’arretratezza e
dell’ignoranza dei popoli di allora. Oggi sono invece frutto di conoscimenti tecnologici e socio-economici ultra-
avanzati e avanguardisti e delle loro rapide applicazioni. Il paradosso è amico dei nostri tempi, ma un amico di cui
non bisogna fidarsi troppo perché ci può far cadere in tranelli subdoli e disastrosi. Oggigiorno di paradossale c’è
che le guerre non le causano più le orde dei barbari e che i vecchi vivono più a lungo ma si intristicono perché
non sanno cosa fare di questa loro lunga vita. Il paradosso è ormai un paradigma dei nostri tempi. Gli esempi
abbondano e sono quasi tutti di dimensioni universali.
La vita, nel 2008, è invasa dai media audiovisivi che, ovviamente, concorrono alla formazione del carattere e del
comportamento di chi ne è schiavo, quasi con la stessa virulenza delle nuove epidemie. Il sogno di Hitler, la
riproducibilità della razza superiore, è a un passo dal diventare realtà per lo meno in senso scientifico. La ricerca
di fonti nuove, o alternative, di energia sta riducendo i cicli vitali del nostro pianeta. I circoli viziosi della finanza
sono cosi astrusi che nessuno riesce più ad intenderli, esperti inclusi, e generano nei vari ceti sociali un tal senso
di rivolta contro chi specula che potrebbe far scatenare una crociata contro la sovranità di Wall Street.
In nome della libertà di parola, la lingua diventa linguaccia anche in bocche nate in teoria per essere sfiorate da
baci gentili. La libertà di mercato, declamata come soluzione ai problemi socio-economici con un ricorso spietato
alla «deregulation», ha infine scatenato tempeste degne del più profondo Sahara peggiorando la situazione di
tutti i paesi del mondo. Oggi è socialmente inaccettabile fare riferimento a cose proibite, tabù, limitazioni, regole.
La libertà è stata sostituita dalla creatività e quest’ultima, si sa, è favorita da condizioni di estasi che, ai tempi di
Gauguin, erano fornite da una semplice bottiglia di Pernod. Si vuole giocare a tennis senza righe sul campo, ma
questa allora diventa anarchia o frivolezza.
La divergenza che la cultura occidentale ha creato, nella sua dinamica espansione, tra il concetto di libertà e
quello di moderazione si è venuta via via accentuando sino a che la bolla è scoppiata. Il brutto è che non si parla
più di una bolla, come ai tempi felici di Silicon Valley, ma di tante bolle. E’ come se avessimo il corpo pieno di
varicella e la testa piena di cotone. E’ come se leggessimo simultaneamente tanti libri ricordandoci vagamente la
morale che ciascuno di essi ci lasciava come ricordo della lettura. Lo strano caso del Dr. Jekyll e del Signor Hyde.
Il ritratto di Dorian Gray. Oppure i racconti mitologici, un po’ bizzarri ma cosi veri: Prometeo che si insubordina a
Giove rubandogli il fuoco sacro, Giove che si vendica mandandogli Pandora; e Pandora che scoperchia la brutta
pentolaccia piena di afflizioni, mali, malesseri e malevolenze.
E’ da allora che non viviamo in pace. Lo aveva già scritto Esiodo ma ce ne siamo dimenticati.
da Il Sole d'Italia numero 79 16 dicembre 2008 - 15 gennaio 2009
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