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* Professore di Direzione Aziendale nei corsi di Master dell’Itam.

Un’inchiesta condotta dal quotidiano Reforma sui requisiti necessari per ottenere un incarico direttivo, indica
quanto segue: «Se lei aspira a trovare un im-piego come dirigente, coordinatore, vicedirettore o direttore, e ne ha
i requisiti accademici e l’esperienza però non la preparazione nel pensiero strategico, nel “coaching”, nella
conoscenza delle lingue straniere e nella lea-dership nella gestione del cambiamento, le sarà difficile ottenere un
incarico».
Continua quindi ad essere vitale il concetto di leadership, sul quale questa colonna ha dedicato spazio in edizioni
precedenti. Il perché la leadership nelle imprese sia un elemento di tanta importanza è diventato quasi ovvio,
data la complessità delle strutture e dei conoscimenti necessari per prendere decisioni strategiche vitali. E oggi
bisogna convincere i seguitori piuttosto che ricorrere all’imposizione di schemi d’azione prefabbricati. Come
diceva Henry Kissinger: «Il compito di un leader è quello di accompagnare la sua gente da dove si trova adesso a
dove non è mai stata». O, se puó sembrare ancora più attuale (pensate alla situazione Alitalia), si può citare
Jesse Jackson: «Il leader di un’organizzazione ha un lavoro ben più difficile che quello di decidere sulle proprie
posizioni: in realtá il suo vero lavoro è riuscire a mettere d’accordo le varie posizioni».
Le citazioni sono un po’ retoriche, ma può essere legittimo inoltrarsi nella ricerca di quali altre capacità il leader d’
impresa deve saper sviluppare.
Ad esempio, ci si può domandare a quali livelli di efficacia deve arrivare un leader per essere definito tale.
Oppure, con curiosità ancor più accentuata, cercare di capire se il leader d’impresa di oggi è differente da quello
di ieri e dove sta la differenza e da che premesse è nata.
In senso generale, bisogna dire che il leader di un’impresa ha sviluppato un alto senso di rispetto verso tutte le
persone. Non è il direttore che grida, che impone, che umilia. La sua forza risiede nella capacità di convincere
con idee chiare, fatti concreti ed esempio. In senso particolare, poi, non ci sono due leaders eguali nello sviluppo
della loro intelligenza strategica. C’è chi è più visionario e sa fare discorsi infiammanti per ispirare i seguitori a
guardare avanti invece di sedersi sugli allori del passato. C’è chi invece si dedica di più allo sviluppo dei talenti all’
interno della compagnia con la finalità di creare i leaders del futuro, assumendo anche il ruolo di coach e
mentore.
Ma la caratteristica più comune di tutti i leaders (il carita-tevole e l’impulsivo, il creativo e il pianificatore) è questa:
saper accettare grandi sfide in un mondo che non è più stabile ma in continua, rapida evoluzione. In altre parole,
oggigiorno il leader scende sul terreno di battaglia sapendo di poter vincere con l’intelligenza strategica piuttosto
che con la forza numerica delle armi (per quanto sofisticate esse siano). Imporre invece di convincere e zittire
anziché comunicare sono strategie che il leader non userà mai: perché sa da principio che sono perdenti.
Il leader di oggi esibisce una miscela di diverse capacità obiettive: come il dono di saper ascoltare, la sensibilità di
dover motivare “ad personam” e la volontà ad agire in base a determinati valori di responsabilità sociale e di
eticità. Un punto di non poca importanza è che i leaders d’impresa, contrariamente a chi li crede solamente
immersi in pozzi di sapienza, non solo pensano ma anche agiscono (e fanno agire). E quando agiscono sanno
aspettare il momento opportuno. Non sono né frettolosi né impazienti. Godono della virtù di sapere, come il leone,
quando è il momento di dare la zampata che cattura ma non uccide.
Chi pensa che il leader, per il fatto di essere visionario, è un sognatore forse non ha inteso la differenza tra i due
concetti. Il sogno è astratto, trasfigura la realtà. La visione interpreta quello che potrà accadere, prevede se e
quando potrà accadere e quale sarà l’atteggiamento più consono da prendere. Il leader deve essere non solo un
realista ma anche un ottimista, attribuendo all’ottimismo la rappresentazione più alta dell’intelligenza.
Infine, il leader è chi fa tutto questo, e tante altre cose in più, producendo risultati in successione continua. Li
ottiene non con la disciplina e il controllo fiscalista ma con l’ispirazione, la preparazione e la motivazine dei suoi
seguitori. Li esalta, facendoli nascere e crescere all’insegna di un comportamento etico, in qualunque circo-
stanza, in qualunque mercato, in qualunque momento della sua vita e della vita della sua impresa.
da Il Sole d'Italia numero 73 16 - 30 settembre 2008
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