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* Professore di Direzione Aziendale nei corsi di Master dell’Itam.

Ci eravamo ripromessi, in questa rubrica, di non tornare più sull’argomento Cassano. Invece, la convocazione in
Nazionale riporta a galla vari dubbi espressi dalla stampa italiana, in primo luogo dal Corriere della Sera (27
maggio) che schiaffa un titolo a sette colonne nella sua pagina sportiva che recita: «Vota Antonio oppure no: il
dilemma Cassano». Se se ne occupa un giornale a tiratura nazionale ed internazionale come il Corriere, vuol dire
che proprio contenti della scelta di Donadoni non lo sono tutti. Il Corriere spara direttamente, senza ambiguità:
«Prepariamoci dunque ad una cristiana rassegnazione ai suoi scherzi da eterno liceale, abituamoci all’idea di un
giullare in servizio permanente effettivo, nascondiamo gli inaffiatoi e le canne per bagnare l’erba».
Più importante ancora è l’opinione espressa da giocatori che in Nazionale hanno larga esperienza e che hanno
avuto compagni di squadra non facili: o per irritabilità, o per fiac-chezza, o per forme hollywoodiane di divismo.
Billy Costacurta avverte che, nelle sue poche presenze in nazionale, Cassano ha sempre fatto bene, ma al Billy
non sarebbe piaciuto avere l’Antonio come compagno di squadra nel Milan. Bergomi (ex interista) approva la
scelta di Donadoni (ex milanista) perché sente che si è creato un efficace «feeling» tra l’allenatore ed il fantasista:
ricorda, tuttavia, che due grandi condottieri della Nazionale (Bearzot e Lippi) credevano assai di più nel valore del
gruppo che nell’inserimento di «assi» dal piede d’oro ma dal carattere imprevedibile.
Maldini padre sostiene che la sua gestione della coppia Del Piero-Baggio fu più facile di quella che potrà essere
la conversione di Cassano alle non-pagliacciate. Suggerisce - quasi a lenire un po’ la durezza della sua
affermazione - che bisogna comunque tenere in conto il gran lavoro fatto dalla Sampdoria per «ripulire» il barese.
Infine Gianni Rivera dice, sempre al Corriere: «Cassano? Ottimo talento. Ma ai miei tempi il problema della
convocazione di Cassano non si sarebbe nemmeno posto». E’ una frase a doppio binario. Potrebbe infatti essere
interpretata così: aggredire gli arbitri non è un motivo... sufficiente per essere chiamato a difendere i colori
azzurri. Tutti dunque puntano sulla «nuova» intelligenza di Cassano, dando per scontato che saprà esibire il suo
vasto bagaglio di tecniche e idee tattiche, armi micidiali del suo talento.
Il binomio talento-intelligenza ci riporta spontaneamente a quelle situazioni impresariali che possono creare un
dilemma di natura... cassaniana. Un’impresa ha bisogno di cervelli per crescere e prosperare (vincere, fare gol).
Trovare individui con talento e capacità creative (i Cassano buoni) che sappiano essere fonte di ispirazione
costante nello svolgimento del lavoro sia nella loro veste pubblica che privata (i Cassano meno buoni), è raro
ancor più che dififcile. Tutti si contendono il leader capace di far riverberare il suo talento (conoscenza, pratiche
gestionali trasparenti ed etiche, esperienze internazionali, studi) e sono disposti financo a prelevarlo da un’altra
impresa (Real) piuttosto che allevarlo pazientemente nel proprio vivaio. Ma quasi tutti rifuggono dall’ingaggiare
una persona che, accanto a questi attributi, non sappia stabilire priorità, intendere il gioco di squadra, evitare falli
inutili nel percorso, perché alla fine risulta contraproducente per tutti. Il candidato a una «top team» come può
essere la Nazionale o una grande impresa internazionale, deve deliziare i suoi sostenitori con quello che sa fare e
con quello che sa evitare. Stiamo parlando in realtà di doti di «leadership», una mescolanza senza ricetta fissa di
abilità, motivazione, produttività, capacitá di cambiare schemi e paradigmi, esperienza e, sopratutto, maturità.
Quella maturità che tutti speriamo da Cassano in questi Europei di giugno.
Dilemmi di natura «cassaniana»
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da Il Sole d'Italia numero 66 1 - 15 giugno 2008
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