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Discipline aziendali
di Giulio Chiesa *
* Professore di Direzione Aziendale nei corsi di Master dell’Itam.
SI È SEMPRE verificato che noi italiani, quando viviano all’estero, riveliamo una spiccata tendenza ad elogiare il
nostro Paese in termini piuttosto generici o per lo meno di tipo più emotivo che razionale (ma come si mangia
bene in Italia, come ci si veste con gusto, da quante bellezze artistiche siamo circondati). Questo è normale nel
senso che viviamo l’Ítalia da lontano (o con il contributo modesto del palinsesto di Rai International) senza essere
immersi nella quotidianità degli eventi socio-politico-economici del nostro Paese.
Succede però che, quando si rientra in Italia - diciamo per una prolungata vacanza  - ci si renda conto della
validità dei nostri giudizi emotivi (il pesto a Camogli è una sublimazione del basilico, la focaccia con il formaggio a
Recco è l’apoteosi di una cucina povera come quella genovese, assurta però a dignità internazionale). I giudizi
emotivi -tuttavia - vengono messi rapidamente in secondo piano, dopo qualche giorno di permanenza, per essere
sostituiti da quelli che nascono da una realtà quotidiana ben più amara e scoraggiante.
Ci si accorge, passata l’euforia dei primi giorni di ritrovato amore, che il senso della misura è stato
negligentemente e ipocritamente superato sia in senso economico (difficile arrivare alla fine del mese, impossibile
risparmiare per comprarsi un tetto per i cittadini «normali») sia in termini di comportamento sociale.
Nell’ossessivo ed imperante mezzo televisivo, l’«infotainment», cioè la mescolanza di informazione ed
intrattenimento, è un pasticcio nel quale emergono presunzioni intellettuali e sinuosi «derrieres» di prosperose
figliole (veline?), il tutto per racconatare come bisogna educare i figli al giorno d’oggi.
I voltafaccia, vecchia eredità del 25 aprile quando in un battibaleno l’Italia si trovò non più con 40 milioni di
baionette ma con 40 milioni di dichiarati antifascisti, sono già assai frequenti tra il popolo a soli 15 giorni dal
risultato delle elezioni. E’ risaputo che è un atto di intelligenza schierarsi sempre dalla parte del vincitore.
Il senso della misura si spreca poi nel chiedere sacrifici agli italiani. Peraltro, il, sacrificio non viene mai applicato
dalle persone o dalle istituzioni che lo richiedono alla cittadinanza. Il sacrificio a te, il privilegio a me è ancora una
massima che trova amplia applicazione nelle sfere direttive di stampo poltico, imprenditoriale e sindacale.
Soffermiaci un momento sulla scuola. Da anni si è cercato di mettere in evidenza l’ineludibile necessità di gestire
la scuola con strumenti educativi moderni e con una profonda orientazione alla managerialità (come nelle Asl nel
settore della salute pubblica). Le riforme si fanno ma la scuola peggiora, ed è sotto gli occhi di tutti (quelli che
vogliono vedere).
Le riforme saranno indispensabili, ma la vera ricetta per migliorare la scuola contempla che gli sforzi siano diretti
a quello spazio e a quei docenti che sappiano animare i giovani con le loro competenze, con una squisita
capacità di comunicazione intelligente e con una carica di vitale entusiasmo. E ciò ricorda un articolo de IlSole 24
ore di qualche tempo fa. Che diceva: «Purtroppo oggigiorno ad ogni cambio di ora, nelle aule cambia tutto,
cambia il clima, il grado di attenzione degli alunni, la discussione, l’atmosfera propizia all’apprendimento». Cioè,
non esiste l’unità di intenti e la continua sorveglianza dei risultati.
Italia bella, ma solo da lontano
da Il Sole d'Italia numero 64
1 - 15 maggio 2008