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Se cerchiamo nel passato una buona metafora dell’ambizione, quel sentimento ambivalente che puó essere o
pericoloso come il fuoco o essenziale come l’aria, possiamo rifarci a uno dei tanti racconti mitologici di origine
ionica prendendolo a modello di vizi e virtù del mondo di oggigiorno. Un certo Dedalo, architetto alla corte del re
Minosse, tiranno di Creta, una volta terminata la monumentale reggia di Knosso, ebbe l’incarico dal re di
aggiungervi una intricata costruzione - chiamata poi labirinto - per ospitarvi nientemeno che il Minotauro, un
bestione cui piaceva in maniera speciale la carne umana.
Dedalo temeva e odiava il Minotauro e così, all’insaputa del tiranno, contrattò un nemico perché uccidesse il
bellissimo toro bianco. Ma il re lo venne a sapere ed imprigionò Dedalo e suo figlio Icaro. Nell’ozio della prigione,
Dedalo allestì delle grandi ali con delle piume inficcate in cera d’api; e con queste lui e suo figlio riusci-rono a
volare verso la libertà. Ma, è ben risaputo, il sole riscalda se vi si avvicina troppo. Il giovane Icaro, disobbediente
come devono essere tutti i giovani, volle volare passando sopra le isole di Samo e Delo, spingendosi sempre più
in alto. Scioltasi la cera al sole, Icaro precipitò poi nell’Ellesponto. Comunque, sembra che Dedalo si sia preso
una bella rivincita perché, scampato alla morte per aver volato basso, riuscì a penetrare nella stanza da bagno di
Minosse, sorprendendolo in un momento delicato e affogandolo nella tinozza con secchi di acqua bollente.
Che nesso ci può essere tra questa leggenda e l’ambizione nella sua espressione più mondana? Mi pare che ce
ne sia più di uno. Innanzitutto, la storiella implica una mente creativa (Dedalo) che riesce, attraverso un desiderio
fortissimo (visione) a ottenere l’impossibile (volare) dopo aver accertato che nessuno conoscesse una qualche
tecnica di volo (nuovo prodotto) evitando il peccato dell’orgoglio e della superbia (Icaro) e stabilendo il principio
della rivincita (acqua bollente).
L’ambizione genera sempre un risultato in tutti i campi dello scibile e della condotta umana, ma ad una
condizione: quella di ignorare le strettoie del passato e di saper andare un passo più in là di quello che gli inglesi
chiamano «conventional wisdom». E’ proprio quello che fece Dedalo. Comunque, nel lungo cammino che porta ai
frutti generati dall’ambizione (vittorie, guadagni, premi, lusso) c’è sempre latente un pericolo: il possibilismo. Una
persona ambiziosa che opera in questo mondo così complesso, inevitabilmente si trova faccia a faccia con il tipico
dilemma di cosa è buono e cosa è cattivo, di cosa è corretto e cosa è sbagliato. La tentazione di mettere in gioco
la propria integrità è molto forte, soprattutto se la decisione eticamente congruente con sani principi è quella
economicamente più cara. E’ anche vero che aver a che fare con conflitti etici non è un esercizio astratto e quindi
ci si può preparare ad affrontare questo nemico cosi come ci si prepara ad una battaglia o, più semplicemente,
ad una maratona. Se la moralità sembra una proposta cara, va tenuto in conto il costo certamente più alto dell’
immoralità.
E’ impressionante la capacità che hanno le persone che scelgono la strada dell’immoralità di giustificare la loro
condotta. Ricordiamo le astruse razionalizzazioni che offrirono i membri del comitato olimpico di Salt Lake City
(1999) per giustificare le bustarelle offerte al Ioc (International Olimpic Committee) al fin di ottenere l’
assegnazione della sede olimpica dei giochi invernali. Ricordiamo anche che 10 dei circa 20 «sponsors» ufficiali
di quell’Olimpiade ritirarono il loro appoggio al comitato pur di mantenere intatta la loro reputazione commerciale e
sociale.
Questo discorso sull’ambizione porta sempre lontano e quindi è consigliabile mettere l’accento solo su un punto: l’
ambizione che vediamo degenarare giorno dopo giorno in condotte ingiustificabili è diventata merce di scambio,
in tutti i paesi, soprattutto in certi settori legati a interessi pecuniari o di potere. E’ l’ambizione più turpe, più
relativista, più svergognata perché denaro e potere sono i figli deformi dell’ambizione.
Ma non abbiamo ancora detto bene cosa è l’ambizione. E’ piuttosto semplice: è un sentimento che conosciamo
tutti, albergandolo con maggiore o minore intensità secondo i cicli e le occasioni della nostra vita.
L’ambizione è il bisogno di ogni essere umano di creare, costruire, rincorrere ed afferrare. Può rivelarsi come il
bisogno di scrivere un sonetto, di organizzare una spedizione al Karakorum, di scegliere una carriera piuttosto
che un’altra, di formare una famiglia fondata su valori e virtù, di dar forma a un’impresa socialmente responsabile.
Questo è il bisogno «giusto».
Purtroppo c’è ancora troppa gente che ha il bisogno di scucire, di disfare, di di-struggere e smantellare. A questi
gruppi bisogna reagire con l’arma democratica dell’esempio e del «mettere alla gogna» di medioevale
reminiscenza. Non vuol essere questa una chiosa di taglio moralistico. E’ semplicemente un avviso, un inco-
raggiamento come quello che Guareschi mandava ai lettori di Candido, nei lontani anni Cinquanta: No pasarán!
I figli deformi dell’ambizione
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da Il Sole d'Italia numero 57 16 - 31 gennaio 2008
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* Professore di Direzione Aziendale nei corsi di Master dell’Itam.