da Playa del Carmen, Messico
Simone Renda, 34 anni, bancario leccese, si trovava in vacanza a Playa del Carmen. Giovedì 1
marzo, è stato arrestato con l’accusa di ubriachezza molesta e rinchiuso in una cella di sicurezza. Al
momento dell’arresto il medico in servizio gli ha diagnosticato un principio di infarto. Ma
inspiegabilmente il turista italiano è stato trattenuto in stato di fermo senza ricevere assistenza
sanitaria. La mattina di sabato 3 marzo, Simone Renda è stato trovato privo di vita nella sua cella. I
punti oscuri della vicenda sono tanti. Troppi.
L’inchiesta avviata in Messico ha messo in luce una serie di omissioni e negligenze mentre un altro
fascicolo è stato aperto dalla procura di Lecce. Gli accertamenti tossicologici, sia nella prima
autopsia effettuata in Messico che nella seconda in Italia, hanno escluso l’assunzione di sostanze
stupefacenti e di alcolici. Inoltre le autorità consolari italiane non sono state avvertite dell’arresto di
Renda, come previsto dalle normative internazionali. Infatti né il console onorario a Cancun, Augusto
Pastaccini, né il corrispondente consolare di Playa del Carmen, Andrea Sabbia, sono stati contattati
dalle autorità locali. Di conseguenza l’Ambasciata d’Italia a Città del Messico è venuta a conoscenza
della vicenda solo dopo la morte di Renda.
«Aspettiamo il documento finale dall’autorità giudiziaria» dichiara a Il Sole d’Italia l’ambasciatore
Felice Scauso. Che conferma: «Abbiamo saputo dell’arresto con un certo ritardo, ovvero sabato
mattina. Sarebbe stato meglio venirne a conoscenza prima, perché sicuramente si sarebbe potuto
fare qualcosa».
Altri due misteri di questo giallo: il mancato ricovero di Simone Renda dopo il principio d’infarto e la
sua lunga permanenza in cella, ben oltre le 36 ore previste dalla legge locale.
«Siamo subito intervenuti con le autorità del municipio di Solidaridad» afferma l’ambasciatore Scauso
«e anche con l’autorità giudiziaria affinché ci fornissero indicazioni precise, dal momento del fermo
fino alla morte. Abbiamo chiesto in particolare il motivo del mancato ricovero, nonostante la diagnosi
del medico di turno, e del perché Simone Renda non sia stato scarcerato entro le 36 ore previste».
Il presidente del municipio di Solidaridad, Carlos Joaquín González, ha avuto diversi contatti telefonici
con l’ambasciatore Scauso e si è impegnato a mantenere «la massima cooperazione» e «la massima
trasparenza» per chiarire la vicenda. «Si castigheranno i colpevoli» ha dichiarato inoltre il presidente
municipale alla stampa locale.
Già, i colpevoli. Per il momento ci sono solo numerosi indagati. Che si scaricano a vicenda le
responsabilità. Simone Renda, che alloggiava nell’albergo «Posada Mariposa», è stato arrestato
giovedì 1 marzo ed è rimasto chiuso in cella di sicurezza oltre 42 ore, fino al ritrovamento del suo
corpo privo di vita sabato 3 marzo. La giudice incaricata, Hermila Balero González, ha dichiarato di
avere dato l’ordine di scarcerare il turista venerdì 2 marzo. Ma i poliziotti di turno hanno replicato di
non avere mai ricevuto l’ordinanza di scarcerazione. La giudice ha però ribattuto di avere dato ai
poliziotti un ordine «verbale». Sta di fatto che Simone Renda è stato lasciato morire in cella.
I familiari hanno già riportato in Italia la salma: i funerali del giovane bancario si sono svolti nel duomo
di Lecce. L’autopsia eseguita in Italia ha confermato che Simone Renda non è stato picchiato: le
cause del decesso sono da attribuire solo ed esclusivamente ad un infarto del miocardio. La
magistratura sta procedendo con l’ipotesi di reato di omicidio colposo.
Al vaglio degli inquirenti, inoltre, il referto del medico che avrebbe accertato una insufficienza
respiratoria con ingiustificato aumento della pressione arteriosa e disposto il ricovero in ospedale per
ulteriori accertamenti. Ricovero che non è mai avvenuto.
© 2007 Il Sole d'Italia S.A. de C.V.
|
Playa del Carmen, giallo irrisolto La morte di Simone Renda. La vacanza del giovane bancario leccese è terminata in tragedia. Tanti i punti oscuri della vicenda. Troppi. Ma le autorità messicane promettono chiarezza. E la magistratura italiana apre un fascicolo...
|