numero 34
1-16
febbraio
2007
I segreti della racchetta
Italiani all’estero. Da oltre 10 anni, l’istruttore marchigiano Massimo Canestrari forgia
campioni in Messico. Ora a Playa del Carmen allena Ana Gabriela Joaquín Rejón, figlia
del presidente del Municipio di Solidaridad e giovane promessa del tennis messicano.
da Playa del Carmen, Messico

di Vito Taormina

Ha scelto il tennis come
professione, ma anche come
filosofia di vita. Anche per questo
Massimo Canestrari, 47 anni,
originario di Fano, è uno che di
giovani talenti se ne intende. A
Città del Messico, dove ha
insegnato per diversi anni, ha
forgiato cinque campioni nazionali
a livello giovanile. Ma adesso
Canestrari, come altri migliaia di
italiani, è stato attratto dalle
bellezze della Riviera Maya e dalle
tante opportunità professionali
offerte da questo angolo di
Messico. Così ha deciso di
trasferirsi a Playa del Carmen,
dove oggi insegna nel centro sportivo Mario Villanueva, lungo la Avenida 10. La sua allieva più illustre
è Ana Gabriela Joaquín Rejón, figlia del presidente del municipio di Solidaridad e giovane promessa
della racchetta messicana.
«Il tennis è la mia vita: lo sento ogni mattina all’alba, quando passeggio sul campo prima di allenare»
spiega Canestrari, che in Europa ha lavorato con tecnici del calibro di Jofre Porta, l’attuale allenatore
di Carlos Moya. «Perché ho deciso di trasferirmi in Messico? Per il mio spirito d’avventura. Nel 1994 l’
Italia, infatti, mi aveva un po’ stancato» racconta «e allora decisi di accettare l’offerta di un amico, il
tennista Jorge Losano, che stava aprendo una scuola a Città del Messico. Un’esperienza unica, che
mi ha portato ad allenare un’ottantina di ragazzini: cinque di loro sono diventati campioni nazionali in
diverse categorie, dai 12 ai 18 anni».
Un successo personale, ma non solo. Chiarisce infatti Canestrari: «Per anni ho lavorato con ragazzi
che poi sono andati avanti nel tennis: sento quindi di avere fatto del bene sia a loro sia allo sport del
Messico. Cosa si può fare di più per favorire la crescita del tennis in questo Paese? Innanzitutto serve
più collaborazione fra gli allenatori. Ma questo è un problema comune in tante nazioni: il Messico non
è un eccezione”.
Già. Il tennis italiano, ad esempio, negli ultimi anni trent’anni, non ha prodotto campioni. L’ultimo a
vincere un torneo del Grande Slam è stato Adriano Panatta al Roland Garros. Era il 1976. Tuttavia
Canestrari è ottimista sul futuro del tennis tricolore. Una convinzione sostenuta dai risultati del
presente. «In Italia stanno iniziando a raccogliere i frutti di un bel lavoro iniziato qualche anno fa»
spiega l’istruttore «e non è un caso se cinque nostri giocatori figurano fra i primi 100 della classifica
Atp: Volandri, Bracciali, Starace, Di Mauro e Seppi. In campo femminile si va ancora meglio: abbiamo
quattro ragazze fra le prime 50 nel ranking Wta: Schiavone, Pennetta, Santangelo e Garbin. Insomma:
un gran risultato per un Paese di 60 milioni di abitanti». Canestrari, moglie messicana e un figlio di
quattro anni, raccomanda ai futuri campioni di iniziare a giocare presto. Anzi, prestissimo. E afferma:
«È un dato: tutti i tennisti d’élite hanno cominciato da piccolissimi perché lo sviluppo della
coordinazione è un fattore essenziale per giocare bene. A questo proposito, è interessante sapere
che in diverse parti del mondo esistono programmi di “ricerca di talento” dove il lavoro sui bimbi inizia
addirittura a 16 mesi. A questa età ovviamente non si usa la racchetta, ma si lavora sugli stimoli. Un
esempio straordinario è il trampolino elastico, quello che si usa al circo o nelle palestre di ginnastica.
Quando il bimbo di un anno e mezzo cammina sopra il trampolino, cerca di mantenere la testa dritta
per mantenere l’equilibrio. E in questo sport è importantissimo tenere la testa dritta quando si colpisce
la pallina. In seguito, diventërà naturale per il bambino applicare questa coordinazione sul campo da
tennis.
Ma tutto ciò non basta per diventare un campione. «Nel tennis bisogna essere forti anche
psicologicamente. La forza mentale, a parità di abilità fra due giocatori, fa la differenza. Una gran
differenza» sostiene Canestrari che poi indica nel fattore economico un altro degli ostacoli alla
creazione di un campione: «Molti giovani promettenti» aggiunge «a un certo punto devono per forza
iniziare a viaggiare per poter sviluppare al meglio le proprie qualità agonistiche. Ma i genitori, molto
spesso, non hanno i soldi per permettere ai figli di partecipare ai vari tornei nazionali e internazionali.
Questo succede tante volte. Troppe. Gli sponsor, infatti, arrivano solo quando si è già relativamente
forti».
Anche per questo, conclude Canestrari, «bisogna essere onesti con i propri allievi. Solo così la
relazione fra alunno e maestro può essere buona. Nel tennis ho trovato la mia filosofia di vita e
quando passo una bella giornata in campo vado a dormire soddisfatto».
Massimo Canestrari  con Ana Gabriela Joaquín Rejón.
© 2007 Il Sole d'Italia S.A. de C.V.
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