numero 31 16-31 dicembre 2006
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Messico. Nell’isola incantata Gli Italiani di Isla Mujeres. Ristoratori e gelatai esportano le prelibatezze nostrane per la gioia di messicani e turisti. Ecco perché hanno lasciato lo Stivale e come sono riusciti a realizzare il loro piccolo, grande sogno..
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Spiaggia tropicale.
Gli italiani di Isla
Mujeres:
da sinistra, Lucio
Venturelli,
Angelo Sanna e Simone
Toma. A destra, Karen,
moglie di Angelo Sanna.
da Isla Mujeres
di Vito Taormina
Isla Mujeres, isola dalle spiagge bianche e dal mare turchese, si raggiunge da Cancun partendo in
traghetto dal molo di Puerto Juarez: la traversata costa 70 pesos e dura appena 15 minuti. In questo
paradiso tropicale, abitato da 15 mila persone, dieci anni fa approdò un giovane avventuroso di
Sassari. «La passione per i viaggi mi spinse in questa parte del mondo. Ma quella vacanza si
trasformò poi in una vera scelta di vita». Davvero azzeccata. Oggi infatti Angelo Sanna, 38 anni, è
proprietario di due ristoranti, Angelo e Bravo!, ed è diventato il veterano italiano di Isla Mujeres.
Poi l’anno scorso sono «sbarcati» Lucio Venturelli, 40 anni, e Laura Cavilotti, di 34: la coppia di
Parma ha aperto il ristorante Albachiara. Ultimo arrivato è Simone Toma, piacentino di 32 anni, che
ha deciso di far conoscere ai messicani la qualità del gelato all’italiana. E così, sull’onda della vittoria
dell’Italia ai Mondiali, ha aperto la gelateria La Coppa del Mondo.
Isla Mujeres è una località turistica che con le sue 1200 camere d’albergo offre ai viaggiatori una
sana alternativa di relax alla più mondana e affollata Cancun. «Anche se dieci anni fa l’aspetto dell’
isola era molto diverso» spiega Sanna con un pizzico di nostalgia. Che aggiunge:
«Oggi è tutto più turistico mentre prima si dava più importanza ai contatti umani. Io
desideravo vivere in un ambiente tranquillo, più a misura d’uomo. E infatti fui colpito
dalle persone dell’isola, dalla loro accoglienza e ospitalità. Qui sono stato trattato
come un figlio».
Dalla Sardegna a un’altra isola. Distante migliaia di chilometri, ma con tanti punti in
comune. Che Sanna elenca così: «Quando arrivai per la prima volta a Isla Mujeres,
pensai a come doveva essere l’Italia mezzo secolo fa. Ricordai i discorsi di mio
padre e i racconti dei miei nonni, rividi i carretti sulle strade polverose e i mestieri
scomparsi e poi ancora costumi e tradizioni che forse resistono solo in qualche
paesino del Meridione. O che già non esistono più».
Per Sanna, insomma, Isla Mujeres è stato il classico colpo di fulmine. Doppio. Qui
infatti il ristoratore sardo ha trovato anche moglie: Karen, 29 anni, ex reginetta di bellezza dell’isola
che oggi, con il marito, manda avanti i due locali. Popolarissimi sia fra i residenti sia fra i turisti «che
tornano spesso», sottolinea Sanna, per gustare soprattutto le specialità alla griglia, dalle bistecche
alle aragoste.
Anche Lucio Venturelli e Laura Cavilotti, proprietari di Albachiara, hanno la ristorazione nel sangue.
E così hanno esportato con successo a Isla Mujeres le pappardelle fatte in casa e tante altre
prelibatezze emiliane. La storia dello chef Lucio Venturelli passa prima da Venezuela, Stati Uniti,
Tunisia e Colombia. Poi il viaggio nella Terra dei Maya. «Tre anni fa ho lavorato per una stagione al
Venta Club di Akumal e mi sono sentito subito attratto dal Messico. Così io e Laura abbiamo rilevato
un locale nell’isola di Holbox». Un bel sogno, ma breve. «Dopo otto mesi l’uragano Wilma ha distrutto
tutto» spiega Venturelli. Che però non si è arreso. Ed è passato da un’isola a un’altra.
«A Isla Mujeres, abbiamo aperto Alba Chiara il 14 febbraio del 2006, proprio per la festa di San
Valentino, con l’obiettivo di fare innamorare i clienti del locale. I turisti italiani sono attratti dal nome
del ristorante, ispirato da un brano di Vasco Rossi, poi dal cibo e dai tavoli rustici sulla sabbia».
Lucio racconta così la sua passione per il Messico: «Mi ha colpito la riservatezza dei messicani, un
aspetto che amo. Ma non solo. Il Messico è anche un buon posto per investire e dare il meglio di sé
nella propria professione. E senza troppe preoccupazioni. Avviare un locale così in Italia, fra tasse e
permessi vari, non sarebbe mai stato possibile. Con i soldi che ho investito qui, in Italia avremmo
comprato un forno e sette coltelli».
Gelati Italian Style? Sempre lungo la Avenida Hidalgo, poco distante da Angelo e Alba Chiara, sorge
La Coppa del Mondo di Simone Toma. «Sono arrivato tre anni fa in vacanza dopo avere girato India,
Guatemala e Venezuela» racconta Toma. Poi aggiunge: «L’isola mi piace per il mare e perché è
tranquilla. E poi per le opportunità che offre». Toma ha aperto la gelateria con un socio, Giacomo
Orrico, 33 anni, anche lui di Piacenza. I due soci, a turno, ogni tre-quattro mesi si alternano a Isla
Mujeres. «Una maniera per stare un po’in Italia e un po’da quest’altra parte del mondo» spiega Toma
che poi decanta la qualità del suo prodotto: «Per la produzione, infatti, usiamo macchine Carpigiani
provenienti dall’Italia. Ma per creare un buon gelato ci vogliono anche gli ingredienti giusti:
selezioniamo frutta locale mentre la pastorizzazione del latte è fatta da noi stessi in laboratorio».
© 2007 Il Sole d'Italia S.A. de C.V.
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