numero 31
16-31
dicembre
2006
Il profumo del caffè
Italiani in Messico. Scelta dei chicchi, tostatura, macinazione e miscelazione.
Così Giancarlo e Serena trasformano la loro passione
in un lavoro. Tutto con piante «doc» delle alture di Veracruz.
da Playa del Carmen

di Massimiliano Pasquariello

Svegliarsi la mattina ai Caraibi, magari di fronte al mare del Messico, è appagante. Ma se il ritorno
dal mondo dei sogni è accompagnato da un penetrante e caldo profumo di caffè, il risveglio è ancora
più bello. Ed è per questo che Giancarlo e Serena, qui in Messico, hanno fatto della loro passione un
mestiere. «Sono un amante del caffè da sempre» spiega Giancarlo «e quando mi si è presentata l’
occasione di rilevare una storica torrefazione di Playa del Carmen mi sono buttato a capofitto nell’
impresa». Ma anche Serena, con la stessa passione di Giancarlo, non ha indugiato e si è tuffata nell’
avventura.
«Il caffè, distribuito con il marchio “Boxha Boc”, che in lingua maya significa “acqua scura con
aroma”, proviene dalla zona di Coatepec, nello stato di Veracruz» spiega Serena. Che aggiunge: «Si
tratta di puro caffè messicano di altura, coltivato cioè ad altezze comprese tra i 900 ed i 1200 metri,
che ne definisce la qualità conosciuta come “arabica”». Una volta arrivato in torrefazione, il caffè
viene tostato, macinato e confezionato.
Giancarlo racconta come avviene il processo: «Prima di tutto c’è la tostatura. Il processo dura tra 75
e 105 minuti e il tempo di cottura ne determina il tipo di tostatura: dallo “scuro”, meno tostato,
passando per l’”italiano”, fino al “cubano” con la maggior tostatura in assoluto. A questo punto il
caffè viene fatto raffreddare in grandi contenitori per circa 45 minuti. Quindi è l’ora della
macinazione, che varia a seconda del grado: nasce così “l’americano”, “l’americano fine”, “l’
espresso” e “il turco”. Ed infine le miscele. «La polvere di caffè con diversa tostatura (“scuro”,
“italiano” e “cubano”), viene mescolata secondo percentuali diverse» spiega Serena, «dando vita
così alle varie miscele di nostra produzione tra le quali spiccano la “Gourmet” e la “de oro”».
«I gusti locali», aggiunge Giancarlo «fanno del macinato “Americano” il più venduto in assoluto. Ma
una certa fetta di mercato, quella dell’espresso, viene preservata grazie ai numerosi connazionali in
loco».
La distribuzione in Messico viene curata da Serena che si occupa della consegna ai clienti lungo l’
intera Riviera Maya. Un lavoro impegnativo quindi, dalla lavorazione alla distribuzione, con l’obiettivo
di creare un prodotto e un servizio migliore di quanto già non fosse nei dieci anni della precedente
gestione. Ed è sul processo di macinazione che si sono concentrati gli sforzi di Giancarlo e Serena.
«Dovevamo fare un salto di qualità rispetto al passato», sostiene Giancarlo, «e perciò uno dei primi
investimenti è stato quello di acquistare nuovi macchinari per la macinazione. La cura, l’attenzione e
la precisione del processo doveva distinguere il marchio “Boxha Boc” sul mercato». Ed i risultati sono
confortanti. La quantità mensile distribuita, infatti, è di circa 500 chili con una tendenza positiva mese
su mese.
I costi sono contenuti, «Fortunamente il Messico produce tra le migliori qualità di caffè al mondo e
così non siamo costretti ad importarlo come invece avviene in Italia», commenta Giancarlo. Che però
precisa: «Quel che incide maggiormente sul prezzo del prodotto finito, è invece il costo del trasporto,
su gomma, che risulta essere decisamente elevato». Una sfida, quella di Giancarlo e Serena, difficile
ma stimolante. Soprattutto perché accompagnata da un esaltante profumo di caffè. Per saperne di
più, si può contattare Serena al  984 2062149.
Serena Pompieri
davanti alla sua
torrefazione
a Playa del Carmen
© 2007 Il Sole d'Italia S.A. de C.V.
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