numero 11

19-25
giugno
2006
da Playa del Carmen

Pierpaolo Capalbo

Playa del Carmen e le sue barriere coralline. Un patrimonio naturalistico che da anni ha fatto di questa area uno dei
punti di ritrovo più frequentati per gli appassionati di immersione e snorkeling di tutte le latitudini. Un movimento che ha
garantito lauti guadagni agli operatori turistici della zona e di conseguenza ha riempito le casse del municipio di
Solidaridad.
Proprio per proteggere questo fiore all’occhiello che rappresenta Playa de Carmen e il Messico in tutto il mondo, le
autorità locali hanno deciso di installare un sistema di boe che delimiterà i confini delle zone accessibili agli
appassionati. Tra meno di un mese le barriere di Moshé, Jardines, Sábalos e Barracuda saranno delimitate dai
galleggianti che avranno l’arduo compito di tenere a bada i più curiosi. Chi in futuro si munirà di maschera e boccaglio
con l’intenzione di vedere da vicino i fondali multicolori della zona dovrà tenersi perciò a largo da questi confini mobili.
Questa realizzazione, come annunciato da Peter Broger, direttore dell’Apsa (l’associazione dei fornitori di servizi
balneari), sarà il primo passo di un progetto molto più complesso che si estenderà da Playa del Carmen fino a Punta
Allen. “Dobbiamo limitare un po’ la gente che per praticare questi sport si avvicina alle barriere, questo è l’unica via per
salvaguardarle nel futuro” ha dichiarato il rappresentante dell’Apsa.
L’opera, che dovrebbe costare ventimila dollari, secondo le anticipazioni dell’associazione, si basa su un sistema di boe
fisse che anche in caso di cattive condizioni climatiche o ingrossamento del mare rimarrano ancorate nella loro
posizione originaria. L’Apsa per evitare che turisti troppo inesperti danneggino i fondali ha poi promosso un corso per le
guide di snorkel con l’obiettivo di creare istruttori maggiomente specializzati. L’auspicio è che nel prossimo futuro si
possano avere guide per i cenotes e altre per le barriere caraibiche, ognuna con le proprie specifiche conoscenze. Ma
queste sono solo le ultime iniziative di un piano più generale che nella speranza delle autorità e delle associazioni
ecologiste locali dovrà portare alla realizzazione del Parco nazionale “Arrecifes Xaman-Há”.
Un’area nazionale protetta che dovrebbe estendersi per circa settanta chilometri lungo la Riviera Maya su un territorio di
circa 17 mila ettari. Proprio in quest’ottica, giovedì scorso, rappresentanti dei pescatori, dell’Apsa, e del governo
municipale, andranno in mare con l’obiettivo di tracciare un percorso che colleghi Punta Vernado a Punta Maroma.
Creare questa sorta di “pista” acquatica darà la possibilità di delineare con più chiarezza, quindi tramite coordinate
marine, i punti principali che hanno bisogno di protezione. Broger è stato molto chiaro a riguardo: “Alcune delle zone più
a rischio sono già conosciute, per le altre ci sono delle lacune che vanno colmate”.
La creazione di questa mappa permetterà anche di delimitare le zone che saranno sfruttate dai pescatori e quelle che
invece saranno battute dai sommozzatori e da tutti colori che praticano sport acquatici. Quest’ultimo sarà uno dei punti
più delicati per la stessa creazione del Parco visto che per dichiarare un’area protetta c’è bisogno di trovare un punto d’
incontro tra le necessità degli ecologisti e di coloro che hanno nella pesca la loro principale fonte di sostentamento. Il
ministero dell’Ambiente ha fatto già sapere che preferisce che si raggiunga una mediazione senza l’intervento della
burocrazia perciò se la negoziazione dovesse dare i frutti sperati sarebbe un’accelerazione importante alla realizzazione
del progetto.
Le barriere coralline saranno più protette
Un sistema di boe delimiterà le zone accessibili
mentre va avanti il progetto per la realizzazione di un parco nazionale
© 2007 Il Sole d'Italia S.A. de C.V.