numero 10

12-18
giugno
2006
da PLAYA DEL CARMEN
Pierpaolo Capalbo

Jaime Martínez, emissario della Procura federale della Protezione dell’ambiente, cammina con passo spedito lungo il molo dell’Ultramar. Ad un tratto,
nell’incredulità generale dei turisti e dei lavoratori che da giorni erano qui impegnati, apre lo zaino che porta con sé ed estrae alcuni cartelli che poi
affigge con estrema calma ai fianchi della struttura di cemento. Questi cartelli uniti ai nastri di plastica gialla che recitano “Proibito il passaggio”
sanciscono la definitiva chiusura di una delle opere più discusse della storia di Playa del Carmen. Una chiusura che peraltro era stata già stabilita
nella seconda settimana del maggio scorso ma che in realtà non era stata mai portata a compimento.
Negli ultimi giorni diversi lavori di ristrutturazione erano stati iniziati sul molo e le imbarcazioni continuavano ad attraccare ignare o insensibili ai
dettami della magistratura locale. Una tattica quella usata da Germán Orozco Sarro, presidente dell’Ultramar (Servizi nautici messicani), la ditta che
gestisce il molo, tesa a ritardare il più possibile l’esecuzione dell’ordine con l’obiettivo di sfiancare la resistenza delle autorità locali.
Un tentativo che non ha sortito i frutti sperati e che ha provocato quest’ennesima azione che si spera possa mettere la parola fine ad una vicenda
che ormai si trascina da molto, troppo tempo.
A questo proposito è stato molto chiaro il delegato della Profepa che ha invitato gli operai impegnati sul molo ad abbandonare le loro attività
avvertendoli che togliere i cartelli o tagliare i nastri di recinzione costituirà un reato perseguibile penalmente.
Chiuso l’ennesimo capitolo di questa storia ingarbugliata se ne apre però  subito un altro. Infatti se il fronte cittadino che ha portato avanti la battaglia
contro “l’elefante bianco” era riuscito a far confluire tutte le proprie energie verso un obiettivo comune, difficilmente riuscirà a far altrettanto riguardo
alle decisioni che dovranno essere prese sul futuro dell’opera. Da una parte infatti c’è chi vorrebbe riconvertire il molo e restituirlo alla comunità. L’
idea che sta alla base di questo progetto presuppone che una serie di lavori di restaurazione possano trasformare il molo in una formidabile
attrazione turistica.
A questa prospettiva si aggiunge quella minacciata dagli esperti secondo i quali un abbattimento, con il conseguente deposito di sostanze chimiche
sui fondali, provocherebbe danni ancora maggiori alla barriera corallina “jardines”. Dall’altro lato c’è chi rimane sordo o comunque non dà molto
credito a queste previsioni e vuole che il molo sparisca definitivamente dalla cartina geografica di Playa.
Per i sostenitori di questa volontà, la sua distruzione potrebbe infliggere un colpo mortale all’abusivismo edilizio. Per troppo tempo, coloro i quali non
hanno rispettato le leggi, hanno vissuto in un clima di effettiva impunità e l’abbattimento potrebbe segnare una svolta decisiva nei rapporti tra il
potere politico e quello economico di tutta l’area.
La disparità di vedute sul futuro della costruzione non ha impedito ai protagonisti della battaglia anti-molo di festeggiare insieme il raggiungimento dell’
obiettivo primario. Il presidente del gruppo ecologista “Moce Yax Cuxtal” Aniceto Caamal Cocom, che subito dopo l’affissione dei sigilli ha srotolato, in
compagnia di altri, un mega striscione con su scritto “Playa ha battuto la corruzione”, ha espresso la sua soddisfazione per la decisione della
Profepa: “Siamo soddisfatti, è la giusta ricompensa ai nostri sforzi, siamo riusciti ad ottenere una punizione esemplare per quelli che stavano violando
le leggi”.
Dello stesso tenore le dichiarazioni di Jorge Fuentes, presidente dell’asso-ciazione cittadina Amici di Xcacel-Xcacelito: “Abbiamo scritto una pagina di
storia che rimarrà impressa nella mente di tutti”. Il sindaco del comune di Solidaridad, Carlos Manuel Joaquín Gonzalez si è unito al coro di felicità: “Mi
sembra un provvedimento-manifesto per tutti quelli che vorranno investire nella Riviera Maya, a Quintana Roo e in Messico. Questo è l’unico modo
per ottenere lo sviluppo sostenibile che stiamo cercando in tutto il Paese”.
Il clima di euforia che si è generato con la chiusura dell’infrastruttura ha comunque portato i suoi primi frutti. Infatti giovedì scorso, i rappresentanti dell’
asso-ciazione dei fornitori di Servizi balneari (Apsa), della camera nazionale del Commercio, della camera dell’Industria e degli alimenti, del consiglio
di Coordinamento impresariale di Playa e del gruppo “Moce Yax Cuxtal” hanno raggiunto un accordo preliminare per l’abbattimento dell’ecomostro.
Rafael Castro Castro, del coordinamento impresariale, ha sottolineato come qualunque altra decisione risulterebbe un tradimento dello spirito che ha
sostenuto la battaglia: “Siamo qui per far rispettare la legge e questa prevede l’abbattimento come unica alternativa”.
Gli ha fatto eco Alberto Leonard, rappresentante di un gruppo di sommozzatori locali, che ha ribadito ironicamente come “la legge non dice che il
molo è un po’ illegale ma interamente illegale”.
Una soluzione, quella dell’abbattimento, che nonostante i dubbi legati alla sua fattibilità, ha convinto tutti quando gli esperti presenti alla riunione
hanno assicurato che sarà possibile effettuarla senza danneggiare ulteriormente il fragile fondale marino.Nei prossimi mesi, il punto interrogativo più
grande da risolvere resta la battaglia che dovrà essere combattuta per ottenere lo stanziamento dei fondi necessari alla demolizione. Tra le varie
soluzioni vagliate infatti, questa è sicuramente la più costosa, soprattutto se si tenterà di ridurre al minimo l’impatto ambientale. Ciò fa supporre che,
nonostante i buoni propositi, il percorso verso un reale abbattimento sia ancora lontano dall’essere completato.
Sigillato il molo della discordia
Nuovo capitolo del tormentone che va avanti da mesi. La struttura, di cui era stata ordinata
la chiusura, continuava a ospitare imbarcazioni. Intervento della Profepa. Ma la storia continua
© 2007 Il Sole d'Italia S.A. de C.V.