giovedì
13
aprile
2006
Secondo uno studio della Università Unam, cani, gatti e altri “compagni” introdotti dall’uomo minacciano il futuro dell’isola
Una Cozumel senza animali
da Cozumel
Pierpaolo Capalbo
Chissà cosa penserebbe Jacques Cousteau se venisse a sapere che il prezioso ecosistema dell’isola di Cozumel è in serio pericolo.
Se già gli uragani Emily e Wilma avevano messo a dura prova la flora e la fauna, che avevano fatto innamorare il naturalista
francese, adesso sono gli animali introdotti dall’uomo a minacciarne la stessa sopravvivenza. È quanto emerge da un’analisi del
territorio condotta dall’Università nazionale autonoma del Messico (UNAM). Secondo Ella Vásquez, una delle esperte che ha
condotto la ricerca, infatti sono cani, gatti, topi di città insieme con specie più esotiche, come alcuni serpenti, a mettere a repentaglio
la vita degli animali autoctoni.
Gia i Maya, che avevano colonizzato l’isola a partire dal 300 A.C., avevavo riconosciuto nel territorio qualità rigeneranti uniche, tanto
che qui veniva adorata Ix Chel, dea della fertilità. Questa peculiarità deve essere stata di grande aiuto alle specie animali introdotte
con l’arrivo del turismo di massa: così innocui animali, si sono riprodotti a velocità vertiginosa prendendo possesso del territorio e
scacciando le specie indigene.
Per salvaguardare uno dei patrimoni più importanti del Messico e del mondo intero, la commissione nazionale per le aree protette in
azione congiunta al governo locale ha chiesto che l’isola diventi un’area geografica protetta come già sono l’area marina e la relativa
barriera corallina. Se il progetto dovesse andare in porto, gli ambientalisti che da anni combattono una lotta durissima contro gli
albergatori e le grandi catene estere del turismo potrebbero cantare vittoria.
Intanto, affinché le prossime generazioni abbiano la possibilità di ammirare il rarissimo mimo di Cozumel o il tenero coati, sono state
approntate le prime misure d’urgenza: una tra queste sarà quella di sopprimere tutti gli animali “di troppo”. Tempi molto duri si
prospettano per gatti e cani randagi così come per i topi: l’operazione di controllo demografico è già iniziata con la speranza che non
sia troppo tardi. D’altra parte sono gli stessi abitanti del luogo a richiedere un monitoraggio più attento e serio.
Se da un lato questo potrebbe risultare insensibile, c’è da ricordare quanto un ambiente, come quello dell’isola, sia fragile ed abbia
bisogno di cure costanti. A confermarlo è la stessa esperta della Unam: “Le isole si comportano in maniera diversa rispetto alle zone
continentali - ha detto Vásquez -. La isola di Cozumel è sempre stata, sin dai periodi geologici più antichi, separata dalla terraferma.
A rendere l’ambiente assolutamente unico e irripetibile ci ha pensato il fatto che nel corso dei millenni l’isola è stata più volte
sommersa dalle acque per poi riemergere”. Ciò significa che le numerose specie presenti sul territorio, al di là degli uccelli che sono
arrivati qui sfruttando la capacità di volare, sono approdate trasportate dalle correnti marine. Una volta qui, sono rimaste isolate per
millenni non sviluppando mai le controdifese necessarie per resistere “all’assalto” dei nuovi colonizzatori. Tutto ciò non è affatto
nuovo nella storia del Nuovo Mondo: basti pensare ai Conquistadores e alla rovina causata alle popolazioni indigene dagli animali
che da loro vennero introdotti.
La ricerca realizzata dalla Unam, ha usufruito di un approccio interdisciplinare che ha permesso di avere un quadro più completo
sullo stato di salute dell’ecosistema cozumeleño. I dati ricavati sono già di per sé molto allarmanti. Molti degli animali che hanno da
sempre popolato l’isola hanno subito una drastica riduzione della popolazione ed alcuni tra questi si sono già estinti. È il caso del
peromisco (Peromyscus leucopus), un piccolo roditore, molto comune negli anni ottanta ma oggi quasi sicuramente scomparso.
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