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| Morricone, Intervista esclusiva. Dopo i concerti in Russia, Brasile e Cile, il grande compositore arriva nella terra degli Aztechi. Ecco cosa racconta a Il Sole d'Italia. di Pietro Loprieno da Città del Messico Tanto Messico nelle colonne sonore dei suoi film. Tante storie ambientate in questo grande Paese: da Giù la testa, a Vamos a matar, compañeros, da Il mercenario a Tepepa. E la lista sarebbe molto più lunga. Eppure Ennio Morricone, 80 anni il prossimo 10 novembre, non era mai stato in Messico. Una «lacuna» colmata con tre concerti, a Città del Messico (27 maggio), Monterrey (29 maggio) e Guadalajara (31 maggio), che gli hanno permesso di conoscere dal vivo il calore dei suoi fan messicani. Quattro giorni intensissimi in cui il grande compositore ha anche trovato il tempo di conoscere un gruppo di suoi estimatori italiani residenti in Messico nel corso di un incontro organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura e dalla Camera di Commercio Italiana. L’Oscar alla carriera, ricevuto nel 2007 dalle mani di Clint Eastwood, ha probabilmente fatto crescere ancora di più l’attenzione del mondo su Ennio Morricone. Nel 2008 infatti il compositore romano ha già diretto l’Orchestra Roma Sinfonietta a Mosca, a Santiago del Cile e a San Paolo. E dopo questa tournée messicana, la lista di impegni sarà ancora più fitta. Concerti ricchi di suggestioni, di ricordi, in cui il pubblico ritrova le note de Il buono, il brutto, il cattivo, C’era una volta il West, Nuovo cinema Paradiso, The Mission, Gli intoccabili. Ma, come dicevamo, l’elenco dei suoi capolavori è davvero troppo lungo. Ecco perché ognuno dei fan di Ennio Morricone ha la sua lista di preferenze; e probabilmente ognuno di loro vorrebbe ascoltare un concerto infinito, poiché é impossibile racchiudere in due ore di spettacolo la fantastica opera del Maestro. Ennio Morricone ha composto infatti la colonna sonora di più di quattrocento film, spaziando dal western al dramma, dalla commedia al film politico.E poi ci sono più di cento composizioni di musica assoluta: pezzi per orchestra, cori, brani per tromba. Questo solo per quel che riguarda gli archivi. Perché il compositore è sempre attivissimo: solo per nominare due nuovi progetti, nei prossimi mesi arriveranno le colonne sonore di The Untouchables: Capone Rising, film diretto ancora da Brian De Palma, e dell’atteso Leningrado di Giuseppe Tornatore. Insomma, i concerti in giro per il mondo sono una seconda attività per Ennio Morricone, che resta in primo luogo un compositore fertilissimo. Poche ore prima del concerto all’Auditorium di Città del Messico, Il Sole d’Italia ha incontrato il Maestro. Un’intervista esclusiva in cui Ennio Morricone ha parlato con sincerità, spirito e ironia, dimostrando tutta la sua passione e la sua vitalità: sia umana che professionale. Quali sono state le suggestioni e le sensazioni di questo breve viaggio in Messico? Vuol sapere la verità? Non ho avuto il tempo di visitare niente. Tra le conferenze stampa e le prove con il coro per i concerti, non ho visto il Messico. Purtroppo ho conosciuto le straordinarie piramidi solo in fotografie bellissime che hanno fatto mia moglie e mio figlio. Ma conosco bene la musica popolare messicana, vi sono dei pezzi personalissimi, inconfondibili. Nel 2008 i concerti a Mosca, Santiago del Cile, San Paolo. Adesso il Messico. Come è nata l’idea di questi spettacoli in giro per il mondo? Non è nata da me. Io non mi muovo perché decido di muovermi. Altri decidono che io mi debba muovere; e io accetto. Naturalmente quando faccio concerti sono molto felice. Qualche volta dico no ai concerti perché sono soprattutto un compositore; e se devo scrivere, non mi sposto. Certamente il calore della gente è una cosa bellissima. E i paesi latini sono appunto più caldi, più intensi, più entusiasti. A Santiago sono stato ricevuto dalla presidente del Cile Michelle Bachelet e ho incontrato il presidente Napolitano che era in visita. Poi ho saputo dal telegiornale italiano che, sempre a Santiago, la gente ha fatto a botte per entrare al concerto ed è intervenuta la polizia. Anche a San Paolo, in Brasile, mi sono trovato benissimo: perché si tratta di una città molto italiana. Nella sua carriera ha lavorato con registi del calibro di Leone, de Palma, Pasolini, Bertolucci e Tornatore. C’è una differenza nelle collaborazioni con registi italiani e americani? Non c’è alcuna differenza. I registi di un certo livello hanno tutti le stesse esigenze. Ma Sergio Leone, ad esempio, in C’era una volta in America, suonava le sue musiche sul set per rendere piu intense le scene e ispirare così gli attori... So che questa esperienza è avvenuta, ma io non c’ero. Vede, io non vado mai sul set. Il compositore non deve andare sul set, arriva quando inizia il montaggio. Quali sono i brani ai quali è più affezionato? Dovrei dire il primo film, l’ultimo film... e il prossimo. Mi faccia pensare: ecco, Mission è un film importante, ma ce ne sono tanti altri che mi rappresentano bene. E’ un peccato dover rispondere a questa domanda soltanto con un titolo. Esiste un metodo e un equilibrio per arrivare a una grande colonna sonora? Cerco di interpretare quello che mi comunica il film. Non mi piace molto fare musica descrittiva. Se parliamo di musica dei personaggi, quando questi sono molto caratterizzati, come i protagonisti picareschi di Leone, allora funziona la musica sui personaggi. Altrimenti scrivo musica per la totalità del film, come se fosse una cornice alla sua ragione espressiva interiore. Dopo più di quattrocento film musicati, e cinque nomination, finalmente l’Oscar alla carriera. Che soddisfazione ha provato? Non me l’aspettavo più. E’ stata una bella sorpresa. Ma io sono sempre lo stesso, non è cambiato molto. Ho ricevuto tanti premi dal presidente della Repubblica, sono commendatore, accademico di Santa Cecilia e ho tre lauree honoris causa. Tutti riconoscimenti importantissimi. C’è un regista con cui le sarebbe piaciuto lavorare? Non risponderò mai a questa domanda. Le sue musiche hanno un grande impatto emozionale in maniera indipendente, o perché il pubblico associa la loro bellezza ai ricordi dei film? Questo non spetta a me dirlo, ma all’ascoltatore. Io compongo ed è lì. Comunque la musica può avere una sua vita autonoma. Dipende da come è scritta, dalla tecnica, dalle credenze musicali dell’autore. Dipende da molte cose, ma non dalla volontà del compositore di voler fare una musica autonoma. La musica viene creata secondo la sensibilità del compositore, poi se è autonoma (rispetto al film) si vedrà. Come si sente a rappresentare, seppur in maniera informale, l’arte e la musica italiana nel mondo? Certamente è un piacere e una responsabilità. Non avrei mai pensato che potesse succedere nella mia vita. E’ andata così. E per me è un grande titolo d’onore. |
| Da Il Sole d'Italia numero 67 16 - 30 giugno 2008 |
| Foto Benjamin Garcia |
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