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Italia & Messico,
la missione degli industriali.

L’obiettivo è investire

da Città del Messico
di Gaia Torzini

Lo ha scandito anche in spagnolo.
Per non lasciare dubbi. «“Vamos
a incrementar de modo
dramático” i rapporti commerciali
tra Italia e Messico». E’ con
questo proposito che il vice
presidente di Confindustria,
Giuseppe Morandini, si è rivolto
agli industriali italiani raccolti a
Città del Messico per la missione
organizzata da Confindustria, Ice,
Abi, con la collaborazione della
Camera di Commercio, Comce,
Proméxico e Concamin. Dal 26 al 29 febbraio si sono riuniti, nella capitale prima e a Monterrey
poi, 180 imprese, 12 associazioni di categoria e otto gruppi bancari. Un evento storico nelle
relazioni commerciali fra i due paesi, il primo di questa portata.
Le parole di Morandini sono state accolte con entusiasmo: soltanto nella tappa di Città del
Messico si sono svolti oltre 1350 incontri d’affari e sono stati firmati quattro importanti accordi. Sul
piano istituzionale, tra Confindustria e la sua omologa messicana, il Comce, e fra Ice e Proméxico,
agenzia di promozione dell’attività estera. Sul piano commerciale invece AgustaWestland
(Finmeccanica) ha siglato un’intesa, del valore di 83 milioni di dollari, per la vendita di 15 elicotteri
ad Aerolíneas Ejecutivas mentre Pirelli ha raggiunto un accordo per la fornitura di pneumatici ai
1.500 mezzi pesanti della società messicana di trasporti Cluster (3 milioni di dollari). Ma si tratta
soltanto dell’inizio.
«Entro il 2030» sostiene Morandini «il Messico sarà uno dei cinque paesi emergenti a maggior
sviluppo. E, stando ai progetti del ministro dell’Economia messicano Eduardo Sojo, tale traguardo
sarà raggiunto proprio grazie alla crescita della piccola impresa. L’Italia potrà mettere al servizio
del Messico la sua esperienza, in una proficua e reciproca collaborazione». Una posizione, quest’
ultima, condivisa da tutti i partecipanti alla missione.
«Siamo ad un momento cruciale delle relazioni tra i due paesi» spiega Bruno Ferrari, promotore
di ProMéxico «infatti il 2007 ha segnato un vero boom del Made in Italy: nei primi 11 mesi l’export
italiano è cresciuto del 40%, raggiungendo i 3,2 miliardi di euro. Il Messico si è così confermato il
Paese che assorbe il più alto valore delle esportazioni italiane in America Latina e quello con cui
Roma vanta il più consistente attivo commerciale: +2,2 miliardi di euro». Un potenziale in crescita,
dunque, e assolutamente da sfruttare. Soprattutto tenendo conto dei fattori che rendono il Paese
del centro America allettante per gli investimenti esteri.
«Italia e Messico sono simili da un punto di vista culturale» afferma il presidente del Comce,
Valentín Díez Morodo « e inoltre il Messico gode di una notevole stabilità politica ed economica: il
livello di inflazione è il più basso degli ultimi 35 anni e il Paese sta facendo uno sforzo enorme per
diventare attrattivo per gli investimenti internazionali. C’è una nuova classe di giovani dirigenti che
ha voglia di emergere».
D’altra parte, lo stesso presidente del Messico Felipe Calderón, che nel corso della missione ha
ricevuto per un colloquio privato il presidente dell’Ice Umberto Vattani, i vicepresidenti di
Confindustria Alberto Bombassei e Giuseppe Morandini, il numero uno dell’Abi Corrado Faissola
e l’ambasciatore italiano in Messico Felice Scauso, «ha auspicato una maggiore presenza delle
imprese italiane nel suo Paese, attraverso un incremento degli investimenti e una crescita dell’
intescambio. Perché, a suo parere, l’Italia per il Messico è la porta dell’Europa».
«La missione che siamo riusciti a organizzare» puntualizza Alberto Bombassei, vice presidente di
Confindustria «è una risposta concreta alle richieste di Calderón e alle oltre 900 imprese italiane
che già operano in territorio messicano, e tra le quali ricordiamo il gruppo Techint, Barilla, La
Perla ed Ermenegildo Zegna, Generali, Agusta-Westland (Finmeccanica), Calzedonia, Danieli,
Fata, Ferragamo, Ferrero, Fiat Luxottica, Max Mara, Maccaferri, Metecno, Pirelli, Snam Progetti e
Zoppas».
Bombassei aggiunge: «C’è una lunga tradizione culturale e industriale che ci lega: il Messico è
una piattaforma verso gli Usa e verso il Sud America, perché non solo fa parte del Nafta, ma ha
accordi preferenziali con Ue, Giappone e altri 44 Paesi e aree geografiche».
Quello per il Messico, sostiene Bombassei, «è un interesse strategico, avvalorato dal fatto che si
tratta di un Paese che cresce al ritmo del 4-4,5% all’anno, con una popola-zione molto giovane e
di ben 105 milioni».
Dello stesso avviso il presidente dell’Ice Umberto Vattani, che sottolinea: «Il Messico è entrato lo
scorso anno nella top 20 Ice dei clienti del Made in Italy. Si tratta di un terreno molto fertile per le
nostre imprese che vantano prodotti di prima qualità in tutto il mondo».
«Il Messico riveste una grande importanza come paese-ponte per esportare in tutto il mondo»
ribadisce Andrea Ferrari, direttore dell’Ufficio Ice di Città del Messico «e una volta arrivate qui le
imprese scoprono anche le varie opportunità del mercato interno».
E se da un lato i punti forti del mercato messicano (posizione strategica, personale qualificato,
stabilità economica) ormai sono chiari agli imprenditori, dall’altro anche le banche hanno
cominciato a rendersi conto dell’enorme potenziale rappresentato dal Messico. Tanto che alla
missione, oltre ai vertici dell’Abi, erano presenti anche otto gruppi bancari che rappresentano
circa il 70% del settore: Unicredit, Intesa SanPaolo, Banca Mps, Ubi Banca, Banco Popolare,
Banca Popolare di Vicenza, Banca Popolare dell’ Emilia-Romagna e Antonveneta.
«La funzione principale delle banche» ha spiegato il presidente dell’Abi, Corrado Faissola «è
quella di accompagnare le nostre imprese su questo grande mercato, mettendo a loro
disposizione la nostra grande esperienza messa a frutto negli anni».
C’è poi un altro elemento da non sottovalutare, e che è stato più volte fatto presente: gli
investimenti al momento sono favoriti dalla forza dell’euro sul dollaro. «Nel 2007 il Messico ha
contato oltre 23 milioni di dollari investiti da imprese straniere» ha ricordato il ministro degli Esteri
messicano Patricia Espinosa Cantellano. Che ha poi concluso: «Il nostro è un mercato in crescita
e abbiamo progetti ambiziosi, fra cui quello di incrementare i nostri centri logistici e di trasporto
entro il 2012: 17 mila chilometri di strade, 5 nuovi porti, ampliamento della rete ferroviaria». Tutto,
insomma, pur di attrarre investimenti stranieri e divenire una delle cinque economie emergenti al
mondo. Se a fianco dell’Italia in questo ambizioso progetto, meglio ancora.
La stretta di mano fra il presidente del Comce, Valentín Díez Morodo
(a sinistra), e il vice presidente di Confindustria, Alberto Bombassei,
davanti al ministro degli Esteri messicano Patricia Espinosa Cantellano.
Da Il Sole d'Italia numero 60   1 - 15 marzo 2008