Da Il Sole d'Italia numero 58   1 - 15 febbraio 2008
© 2008 Il Sole d'Italia S.A. de C.V. , società editrice costituita in Messico con sede a Playa del Carmen.
Il Pulcinella di Playa

Incontro con Alessandro D’Aloia. L’artista napoletano racconta la sua passione
per le «guarattelle», i tradizionali burattini partenopei. Che ora
sbarcano anche in Messico. Con dei corsi per scoprire tutti i trucchi del mestiere.

da Playa del Carmen, Messico

di Massimiliano Pasquariello

UN IRRIVERENTE eroe popolare.
Capace, con la sua astuzia, di
farla franca in ogni situazione.
Anche contro la morte, che
finisce sempre per sconfiggere a
suon di bastonate. E' Pulcinella,
rappresentante dell'uomo
semplice, che nel personaggio
della commedia dell'arte trova la
sua rivincita contro i ricchi e i
potenti. Una maschera che, oltre
che a teatro, ha trovato una delle
sue più fervide rappresentazioni
con i burattini della tradizione
napoletana, le cosiddette
«guarattelle».
Il Sole d'Italia ha
incontrato a Playa del Carmen
Alessandro D'Aloia, trentacinquenne guarattellaro napoletano, che racconta l'incontro casuale
con una passione che l'accompagna ormai da dieci anni: «Fu del tutto inaspettato. Fino ad allora
facevo teatro e mi arrangiavo nelle arti circensi. Poi accadde qualcosa che considero un segno
premonitore. Una notte, rientrando a casa, sentì un rumore di campanelle. Mi affacciai nel vicolo e
vidi Pulcinella. O meglio, un tipo vestito con la tipica casacca bianca, maschera, cappello e
campanelle. Mi salutò, ricambiai e me ne andai a dormire sorridendo. L'indomani mattina trovai
sotto la porta un biglietto di un amico musicista che mi informava che l'Istituto delle guarattelle
avrebbe fatto un'audizione per selezionare dieci nuovi guarattellari. Ci presentammo in ottanta. Mi
fecero "calzare" il burattino e mi chiesero di improvvisare un monologo: così cominciò la mia
avventura di guarattellaro». Una tradizione che si stava perdendo, quella dei burattini, e che fu
salvata grazie alla volontà di alcuni grandi del teatro e alla lungimiranza di appassionati
napoletani.

«Alla fine degli anni '70 Nunzio Zampella, ultimo maestro guarattellaro, aveva deciso di smettere»
ricorda D'Aloia «decretando così la fine del teatro dei burattini. Fu allora che Strehler, Fo e Gaber
decisero di comprare "baracca e burattini" e portarli al Piccolo di Milano. Nel frattempo i
napoletani Bruno Leone e Salvatore Gatto convinsero Zampella ad insegnar loro l'arte,
recuperare il teatrino e dar vita a nuovi spettacoli. Io fui poi allievo di Bruno Leone che, grazie al
patrocinio della scuola di arti figurative di Charleville in Francia, fondò il primo istituto di
guarattelle al mondo».

Il guarattellaro non è solo attore e manipolatore, ma anche un vero e proprio artigiano. «Nell'arte
delle guarattelle, il burattinaio realizza personalmente pupazzi e teatrino» spiega Alessandro
D'Aloia. «Per creare i burattini si usano segatura, cartapesta e colla opportunamente modellati.
Poi si dipingono e si cuciono anche i vestiti. Infine il teatrino che, di norma, è in legno ed è largo
un metro, per uno di profondità e due metri e venti di altezza». Protagonista onnipresente nel
teatro delle guarattelle, Pulcinella è conosciuto in tutto il mondo con nomi diversi. «In Francia si
chiama "Polichinelle"» racconta l'artista  «in Inghilterra "Mister Punch", in Spagna "Don Cristobal",
in Austria "Kaspar" e sembra addirittura che "Mobarak" in Iran sia discendente del Pulcinella
napoletano».

La voce poi è unica in tutto il mondo, con un tono nasale e stridulo. «La sonorità tipica, adottata
dai tutti i Pulcinella, si ottiene usando la "pivetta"» spiega Alessandro D'Aloia, che entra nei
dettagli: «Si tratta di un piccolo strumento a lamine che il burattinaio posiziona in fonda alla gola e
che si comporta come una corda vocale artificiale». Un amore sconfinato per le «guarattelle» che
ha portato l'artista a girare il mondo, Messico compreso.

«Arrivai in Messico nel 2000» ricorda D'Aloia. «Tenevo spettacoli per le comunità indigene del
Chiapas. Ricordo le rappresentazioni in piccole piazze sterrate e nel bel mezzo della selva con i
bambini che accorrevano vestiti a festa e ben pettinati per l'occasione: fu un'esperienza
indimenticabile». Alessandro impartisce anche corsi di costruzione e manipolazione dei burattini:
«L'anno scorso ho tenuto un corso qui in Messico, a Morelia. Era destinato ai maestri di scuola
che volevano introdurre i burattini come elemento didattico e sociale tra i propri alunni. Si
replicherà anche quest'anno e avrà una durata di quattro giorni». Per informazioni si può
contattare Alessandro D'Aloia alla email skuotta@yahoo.it oppure al telefono messicano, di
Guanajuato, 461 1839778.
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In strada con le «guarattelle». Alessandro D’Aloia in scena
con i suoi burattini. L’artista è diventato «guarattellaro» per caso
e poi ha deciso di  portare questa tradizione nel resto del mondo.