| Da Il Sole d'Italia numero 56 1 - 15 gennaio 2008 |
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| Playa del Carmen / Personaggi. Yo-yo, gioco planetario In Cina era usato per ipnotizzare. Nelle Filippine come strumento di caccia. Oggi è uno sport praticato in ogni angolo della Terra. Il Sole d’Italia ha incontrato l’ex campione del mondo: il messicano Isaac Kanarek. da Playa del Carmen, Messico di Massimiliano Pasquariello Nacque in Cina nel 1000 a.C. dove era usato come strumento ipnotico. Nelle Filippine, per oltre 400 anni, fu un’arma per cacciare: il disco, provvisto di bordi taglienti e assicurato a una corda, veniva lanciato contro le prede dai cacciatori dell’isola. Arrivò in Europa, questa volta sotto forma di giocattolo, nel 1800, ma il vero boom commerciale lo ebbe negli Stati Uniti a partire dagli Anni ’ 30 quando il nord americano Donald Duncan comprò i diritti da un immigrante filippino e registrò il marchio. Da allora il successo dello yo-yo, commercializzato anche da famose aziende come la CocaCola, è stato un crescendo fino all’istituzione, agli inizi degli Anni ’80, dei primi campionati mondiali. A Playa del Carmen, in vacanza per le festività natalizie, Il Sole d’Italia ha incontrato il messicano Isaac Kanarek, ex campione del mondo e attuale presidente dell’associazione messicana yo-yo. «E’ un giocattolo antichissimo» spiega Kanarek, che continua: «Forse il più antico dopo la bambola. La parola yo-yo è di origine filippina e significa “quel che va e ritorna”. Ci sono addirittura dei dipinti, che risalgono ai tempi del regime del Terrore durante la Rivoluzione Francese, in cui sono ritratti condannati a morte che giocano con lo yo-yo prima di andare alla ghigliottina». Una passione, quella di Isaac Kanarek, che gli è valsa un titolo mondiale. «Era il 1997 quando arrivai a competere nella più grande gara di yo-yo. Alla fase finale partecipammo in 26 ed ebbi l’ onore di vincere il titolo gareggiando con i fortissimi rappresentanti di Giappone, Stati Uniti, Brasile, Germania e tanti altri». Da allora le regole della competizione, che si tiene ogni anno a Orlando, Florida, sono cambiate. «Prima si aveva una lista di esercizi obbligatori» spiega l’ex campione «che ci veniva consegnata dalla giuria. Si poteva competere nella categoria “con una mano” o “con due mani”: io vinsi in quest’ultima. Ora la competizione non prevede più esercizi obbligatori: ogni atleta presenta una propria coreografia di tre minuti che viene eseguita con una base musicale. A giudicare, è una commissione di 12 giurati che considerano aspetti tecnici e stilistici per decretare, dopo tre giorni di gara, il podio finale. All’ultimo campionato hanno partecipato circa 600 giocatori. I giapponesi sono tra i più forti, subito seguiti dagli americani». Infatti, aggiunge Kanarek, «il campione di quest’anno è statunitense, ma di origine giapponese; e ha tolto il titolo al campione nipponico che lo deteneva da ben tre anni. Per quanto riguarda l’ Italia, si può sicuramente includere nella lista delle 10 nazioni più forti al mondo». Isaac Kanarek è ora presidente dell’associazione messicana di yo-yo e cerca di promuovere questo singolare sport attraverso corsi gratuiti che si tengono all’aria aperta. «Tutti i sabato dalle 11 alle 13» spiega Isaac «impartisco lezioni gratuite nel “Parque Mexico” di Città del Messico. Possono partecipare tutti e senza limiti di età: il mio scopo è di insegnare a divertirsi con lo yo-yo e fare in modo che ognuno crei un proprio stile. Poi chissà che non salti fuori il prossimo campione del mondo messicano: abbiamo le potenzialità e ci sono alcuni miei alunni molto in gamba. Tra questi, il più piccolo di tutti, Manolito, di soli otto anni». La pratica dello yo-yo, sostiene Isaac Kanarek, è anche un’ottima terapia di supporto ad alcune patologie: «Aiuta la mobilità di braccia e spalle ritardando il sopraggiungere di patologie artritiche». Ma non solo, a volte è anche un ottimo sostegno psicologico. «C’è una mia alunna di 12 anni la cui storia mi sta particolarmente a cuore» racconta Kanarek, che entra nei dettagli: «Si chiama Alejandra e soffre di una patologia che le limita le funzioni prensili delle mani: ogni cosa che afferra finisce per sfuggirle. Un giorno incontrò uno yo-yo: le sfuggì di mano, ma il giocattolo ritornò. Così è iniziata la storia di Alejandra che poi ha iniziato a seguire i miei corsi: oggi, oltre ad aver migliorato notevolmente la funzione prensile, ha sviluppato notevoli capacità nel gioco dello yo-yo. I genitori, e lei stessa, sono felici e increduli». Per chi volesse avvicinarsi al mondo dello yo-yo e partecipare ai corsi gratuiti di Isaac, può collegarsi al sito www.yo-yo.com.mx, scrivere alle email isaac.kanarek@yo-yo.com.mx oppure telefonare al numero (01) 55 5286 8522. |