Il Sole d'Italia numero 54  
 
1 - 15 dicembre 2007
© 2007 Il Sole d'Italia S.A. de C.V. , società editrice costituita in Messico con sede a Playa del Carmen.
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L’intervista.
Elisabetta Gnone,
«fantasy» senza confini
Fenomeni letterari.
La trilogia Fairy Oak spopola
in Italia e sceglie il Messico
per il debutto in America Latina.
L’autrice rivela perché.

da Città del Messico

di Pietro Loprieno

Fairy Oak
, la popolarissima trilogia fantasy tutta italiana, varca i confini del Vecchio Continente e sceglie il Messico per la
prima presentazione in America Latina. «All’inizio avevo anche timore, perché
Fairy Oak - El secreto de las gemelas è
evidentemente un libro europeo: nell’ambientazione, nel gioco delle stagioni... Quindi non avevo idea di come sarebbe
stato accolto al di là dell’Europa» spiega l’autrice Elisabetta Gnone a Il Sole d’Italia durante un vivace incontro con gli
studenti della Società Dante Alighieri di Città del Messico. La scrittrice genovese, dopo aver lavorato per anni nella
redazione italiana del mitico settimanale
Topolino, ha poi creato i fumetti della serie Witch e quindi i romanzi della saga di
Fairy Oak. Un mondo dove fate, maghi e umani vivono in armonia, difendendo con caparbietà il loro universo magico dalle
mire malvage del Signore dell’Oscurità. Dopo aver venduto centinaia di migliaia di copie in Italia, dove ha ricevuto anche il
Premio Bancarellino 2006 per la narrativa per ragazzi, Elisabetta Gnone ha passato alcune giornate novembrine a
raccontare la storia delle prodigiose gemelle Pervinca e Vaniglia agli studenti delle scuole messicane. Piccoli lettori che la
scrittrice ha saputo catturare e coinvolgere con le sue trame fiabesche e la sua innata capacità di comunicazione.

Come si è giunti alla presentazione del libro in Messico?
La casa editrice spagnola Marenostrum è stata la prima a tradurre il libro per il mercato esterno: grazie a loro è arrivata la
pubblicazione in Messico e in molti altri paesi dell’America Latina. Questo è il primo tour che intraprendo fuori dall’Europa e
ho ricevuto un’accoglienza fantastica. Le prime presentazioni sono state alla Fiera del libro di Città del Messico e poi alla
libreria Porrua. L’accoglienza caldissima dei bambini messicani è stata uguale a quella dei bimbi italiani: ciò mi ha
confermato che il messaggio del libro è universale. Abbiamo già incontrato due scuole con centinaia di studenti; e ora,
dopo questo evento alla Dante, saremo alla Fiera del Libro di Guadalajara.

Che impressione le fa il Messico?
Mi sono scoperta ignorantissima: Frida Kahlo era l’unica personalità artistica messicana che conoscevo. Ma adesso spero
di recuperare. Mi hanno regalato due libri di Juan Rulfo, che leggerò presto. Conoscevo poco di questo Paese e quando
ho visto Città del Messico mi sono sentita davanti a un mondo intero. Una città così grande e complessa, con molti
problemi. Ma anche così ottimista e piena di energia. Mi piacerebbe molto saper descrivere questo surrealismo,
complicatissimo e lieve allo stesso tempo. Tuttavia non so se ci riuscirei.

Magari ci riuscirebbe, anche in questo caso, con il genere fantasy...
Mi piace usare la favola nel modo tradizionale, per passare dei messaggi educativi. E anche se non sono una
appassionata di fantasy, mi sono ritrovata a raccontare attraverso la fantasia. Witch era la metafora dell’adolescenza: si
parlava di magia, ma in realtà era una storia sulla crescita, sulla trasformazione, sull’età in cui si è più inquieti e sensibili. E
Fairy Oak è la metafora di una magia possibile: la magia della natura, del nostro mondo.

Come le è venuta l’idea di scrivere letteratura per ragazzi?
Non ero sicura di potere scrivere per una platea adulta. Ho scoperto invece che so comunicare a un pubblico tra gli otto e i
dodici anni: infatti c’è un canale comunicativo, un linguaggio, che mi mette in contatto con i ragazzi. Ciò che conta è il
rispetto massimo per il lettore, di qualunque età. Rispetto che viene fuori dal linguaggio che usi, dal modo in cui confezioni
un prodotto curato e coerente e dall’onestà del messaggio. È questa la prima lezione che ho appreso quando lavoravo per
Disney Italia.

Quali sono le differenze tra scrivere fumetti e scrivere romanzi per ragazzi?
Quando ho presentato la prima versione di Fairy Oak al mio editore, mi ha detto: «Splendido, adesso scrivi il libro!». Infatti
avevo scritto una sceneggiatura. Così ho dovuto imparare, scrivendo e riscrivendo. Da ragazzina non leggevo molto, mi
piaceva il fumetto d’autore, Charlie Brown. Credo di essere una scrittrice visionaria: nei miei testi si riesce a «vedere» la
scena.

Quali autori italiani apprezza  di più?
Mi piace tantissimo Bianca Pitzorno: sa affrontare temi storici e complessi con grande preparazione; e riesce a essere
molto interessante e molto semplice.

Cosa significa per una scrittrice italiana riscuotere successo all’estero?
Fa un enorme piacere. Fairy Oak è stato un libro pensato e realizzato a casa: quando l’ho consegnato all’editore
ovviamente speravo potesse piacere e potesse vendere. Ma quando scrivi, in un momento molto intimo e privato, non
pensi a quello che verrà dopo e non prevedi incontri e presentazioni. Credo che sia in Witch che in
Fairy Oak c’è un
messaggio di cui forse c’era bisogno. Quando è uscito Witch non c’era niente che parlava di adolescenza in modo serio,
rispettoso.
Fairy Oak nasce dal desiderio di un mondo diverso, di una speranza. E forse questi miei sentimenti hanno
coinciso con quelli dei miei lettori.
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